Aprile 2011

in questo numero:


_Riunione Referenti e Promotori_

_Il 14 maggio a Bologna con Roberto Mancini

_Riflessione di Augusto_

Perchè le persone che aderiscono alla Campagna Bilanci di Giustizia
spesso la lasciano per impegnarsi attivamente nei GAS o DES.

_Un bilancista a Lampedusa_

Ellis Island italiana – I parte –

_Verso Incontro Annuale 2011_

“La Costituzione chiama: i Bilanci rispondono

_Verso Referendum 12-13 giugno 2011

Bilancisti, attiviamoci

_Stiamo lavorando percon voi!!!

 

“Ciò che è comune alla massima quantità di individui
riceve la minima cura. Ognuno pensa principalmente a
se stesso, e quasi per nulla all’interesse comune”
Aristotele_Politica


_Riunione Referenti e Promotori_

_Il 14 maggio a Bologna con Roberto Mancini

L’anno scorso a Marina di Massa Roberto Mancini ci ha guidato nel percorso
‘Dal personale al politico’.
Per il momento storico che stiamo vivendo in Italia i promotori e i referenti hanno individuato
il tema: La Costituzione -in particolare gli art. 4 e 41- e Bilanci di Giustizia
Abbiamo quindi pensato di chiedere al prof. Mancini di costruire insieme a lui i punti fondamentali di questo passaggio.
Lo faremo all’Incontro Referenti il 14 maggio anziché il 7 maggio, come già stabilito
>questo è un incontro congiunto promotori e referenti<
Allarghiamo l’Incontro anche a persone interessate che il referente Locale può invitare in un massimo di altre 2 per gruppo locale. Il pranzo sarà condiviso.
> Ci vediamo quindi a Bologna il giorno 14 maggio dalle ore 10 alle ore 16 30 presso le Suore Salesiane in via Jacopo della Quercia

_Riflessione di Augusto

Perchè le persone che aderiscono alla Campagna dei Bilanci di Giustizia spesso la lasciano per
impegnarsi attivamente nei GAS o DES.

La mia esperienza è questa.
La Campagna dei Bilanci per me è stata il punto iniziale (forum di Firenze 2001) e il GAS ha rappresentato la traduzione nella pratica quotidiana dei comportamenti che la scheda in un certo senso spinge a adottare. Compilarla non è, secondo me, una semplice enumerazione di dati, provoca certe domande e pretende certe risposte, altrimenti resta davvero un contro-paniere ISTAT.
Dopo aver conosciuto la Campagna mi restavano due domande immense: che cosa fare e come farlo.
A pensarci bene era la seconda che non trovava risposta adeguata: grazie al GAS una delle risposte si è concretizzata.
Ma proprio perché vedo la cosa in ottica bilancista, il tutto non si è fermato lì: il GAS è acquisto, conoscenza, rapporti coi produttori e tra i gasisti, azioni politiche dirette sul territorio, rendere testimonianza, ma pure fare proseliti.
Insomma, l’impronta bilancista muove le mie scelte, GAS e Bilanci si muovono in parallelo.
Chi lascia il cammino con la Campagna non lo capisco: come quelli che dicono “adesso ho due bambini o mi sono trasferito, ho cambiato lavoro…”; ma allora dillo chiaramente, le tue scelte hanno, legittimamente si badi, delle priorità, ma non venirmi a dire che “non ci riesci”, dimmi piuttosto che “non me ne frega più”.
Se non ce l’ha per queste cose, significa semplicemente che non ci crede, o che non ci crede più.
e, come cantava Guccini: “E’una morte un po’ peggiore”.
Viva i bilanci, viva il Gas, viva i compagni che per strada si conoscono grazie alle due cose, perché quando ne conosci per il calcetto magari restano lì posticci per una stagione, mentre sui grossi temi te li ritrovi attorno per molto tempo.
E li inviti a cena, così ingrassi pure la scheda mensile.

_Augusto Losio_

_Un bilancista a Lampedusa _

L’Ellis Island italiana – I parte

Quando l’aereo sta per atterrare, osservando dal finestrino si comprende bene che l’isola di Lampedusa è proprio piccola. Una striscia di terra in mezzo al mare di un blu intenso e profondo, è poco più di uno scoglio, brullo, selvaggio, a tratti ostico ed estremo, con le sue coste per lo più alte e rocciose. Non so perché, ma così a prima vista, dall’alto, mi ricorda Manhattan, sarà per la forma lunga e stretta o forse per quella sensazione di roccia dura e solida che emana,
mancano solo i grattacieli. Di sicuro è piccola, molto piccola, ha una superficie di circa 21 kmq, meno della metà del lago di Bracciano.
È la parte più a sud d’Italia, è più vicina all’Africa che alla Sicilia, è il nostro avamposto meridionale. Del resto i romani ne avevano fatta una sorta di base durante le guerre puniche, quando «cartago delenda est» e pare che siano stati loro, la causa della pressoché totale assenza di alberi d’alto fusto, saccheggiati per il bisogno fondamentale di legna. Infatti, volgendo lo sguardo oltre il piccolo centro abitato si notano solo siepi e rovi, la classica macchia mediterranea, e sassi tanti sassi, rocce di ogni dimensione e fattezza.
Ti accorgi di quanto è vicina l’Africa, la Tunisia è a soli 113 km quasi la metà rispetto alla costa siciliana che è invece a 205 km, appena esci dall’aeroporto e vedi una sessantina di immigrati tunisini in attesa di essere imbarcati su un aereo per la penisola, controllati bonariamente da alcuni agenti in divisa sotto un sole caldo, che rende il clima mite e piacevole. Questa immagine fa comprendere immediatamente che Lampedusa non è solamente quel luogo di vacanze, dove tanti turisti trascorrono le proprie ferie su spiagge bianchissime bagnate da un mare trasparente e cristallino, tanto splendido quanto invitante. Ora Lampedusa è divenuta la nostra Ellis Island, l’isola newyorkese di fronte a Manhattan, proprio accanto alla statua della libertà, quella lingua di terra che ha accolto, nel secolo scorso, milioni di migranti che cercavano fortuna negli Stati Uniti d’America e tra quei brutti, sporchi e cattivi, che aspettavano li in quarantena, c’erano tanti italiani, i nostri nonni e bisnonni. Ora dopo quasi un secolo, l’isola di Lampedusa è l’approdo per l’Italia, la porta d’ingresso di migliaia di immigrati africani verso il nostro Paese e l’Europa, noi siamo divenuti il loro sogno americano, del resto e nonostante tutto siamo tra le otto potenze economiche mondiali, se non li accogliamo noi, chi altri?
Girare a piedi per il piccolo centro abitato è fonte di contraddizioni. Le strade strette e semplici, i colori pastello delle abitazioni, tutte alte un paio di piani o poco più, i panni umidi stesi ad asciugare accanto all’uscio di casa e i volti della gente, rimandano al classico paese del meridione italico, ma la quantità di mezzi e uomini delle forze dell’ordine presenti stona, il paese appare militarizzato e se il neovisitatore non fosse al corrente della grande ondata dei migranti, non ne capirebbe il perché.
La contraddizione aumenta quando ci si rende conto che di fronte a tale spiegamento di forze, praticamente tutti, giovani e anziani, uomini e donne, vanno in motorino senza indossare il casco. Si tratta, però, di una sorta di anarchia che non disturba, anzi da l’impressione di un posto tranquillo, molto tranquillo. Prova ne sono le porte aperte, le chiavi lasciate inserite nei cruscotti delle auto, il venditore di frutta e verdura che lascia sguarnito il suo negozio per andare al bar e farsi un caffé.
Eppoi ci sono loro, gli immigrati, tutti tunisini, uomini, in maggioranza tra i venti e trenta anni,
che se ne vanno in giro per il paese facendo la spola tra il porto, il luogo che li ha accolti dopo un viaggio lungo e difficile, nonché denso di insidie, che oscilla tra le 8 e le 40 ore a seconda del tipo di imbarcazione e delle condizioni del mare, e via Roma, la strada principale del paese, ove si mischiano con la popolazione locale, per poi rientrare, quando fa buio, nel centro d’accoglienza, situato un po’ fuori mano e presidiato da uomini della Polizia, dei Carabinieri e della Guardia di Finanza coadiuvati anche da qualche soldato dell’Esercito. Il centro d’accoglienza è chiuso ai giornalisti, da fuori si riesce però a percepire che esso è assolutamente sottodimensionato rispetto al numero di stranieri presenti. Di notte, infatti, raccontano molti di loro, ci si arrangia e non essendoci posti letto liberi, tanti sono quelli che dormono all’aperto su un cartone, con teli di plastica che fungono da coperta. Al solo immaginarlo vengono i brividi, perché c’è un’elevata escursione termica tra il giorno e la notte. E poi c’è il vento, assiduo frequentatore dell’isola che, se la rende più vivibile d’estate, la fa divenire sicuramente ancora più aspra d’inverno.
Col passare dei giorni ci si accorge a vista d’occhio che il numero degli sbarchi, facilitato pure dalle buone condizioni del mare, sta aumentando. Quando un barcone arriva fa impressione vedere le condizioni in cui questi giovani hanno viaggiato, stretti l’uno all’altro, coperti all’inverosimile a causa del freddo della notte e dell’umidità, alcuni appena toccano terra fanno fatica a reggersi in piedi, sono esausti, barcollano e il personale sanitario che presta i primi soccorsi, cerca in tutti i modi di alleviare le loro sofferenze. Seguendoli con lo sguardo mentre remissivi obbediscono agli ordini degli agenti dell’immigrazione, che subito li organizzano in gruppi, colpisce dal punto di vista umano, perché in tanti letteralmente tremano dal freddo, ma sono felici di essere giunti nella loro agognata destinazione.
Sono veramente tanti gli immigrati in giro per il paese. In teoria essi non potrebbero uscire dal centro d’accoglienza, ma lontano dagli occhi delle forze dell’ordine, superano facilmente le precarie recinzioni e se ne vanno in giro per il paese e forse è meglio così, almeno la tensione non sale.
In pochi giorni il numero delle carrette del mare che hanno trasportato questo carico umano è cresciuto sempre più, alcune sono ancorate in porto, altre accatastate in una sorta di parcheggio li accanto, quello che viene definito il cimitero delle barche. Sono tutte sottoposte a sequestro giudiziario e osservandole bene ti chiedi come hanno fatto ad arrivare fin qui, visto il loro precario stato. Pare impossibile che possano galleggiare, se poi pensi che erano affollate all’inverosimile capisci che in questi anni in tanti certamente non ce l’avranno fatta e ora riposeranno in fondo al mare, dimenticati da tutti.

_Pierstefano Durantini_

Verso Incontro Annuale 2011_

Meno consumatori più cittadini
“La Costituzione chiama, i Bilanci rispondono”
DOVE ? Santa Maria delle Grazie Assisi – Casa Leonori, Via Giosuè Borsi
QUANDO ? Da giovedì 25 agosto a domenica 28 agosto 2011
CON CHI ? Gregorio Arena
Prof. Ordinario di Diritto Amministrativo – Resp. Corso di studio in economia e diritto.
Si interessa di Sussidiarietà e Cittadinanza attiva.
Ha pubblicato “Cittadini attivi” ed Laterza, 2006
E I LABORATORI? Aspettiamo le vostre proposte, fatevi avanti!!

Verso Referendum 12-13 giugno 2011_

Finalmente ogni cittadino potrà esprimere la propria opinione riguardo privatizzazione dell’acqua, nucleare e legittimo impedimento.
Qualunque sia la propria scelta è importantissimo raggiungere il quorum di partecipazione.
Come bilancisti attiviamoci come l’humus e il lievito per diffondere il più possibile la necessità di partecipare a questa votazione. Come già su facebook, proponiamo che ogni singolo bilancista parli con 4 persone affinchè votino.
Raccontateci le vostre esperienze di partecipazione attiva e condividiamo queste esperienze anche sulla Lettera Mensile.

_Stiamo lavorando percon voi

Nel mese di aprile abbiamo:
.risposto e mandato posta e Email
..sistemato e aggiornato il Sito
…preparato incontro a Musile di Piave
….organizzato e condotto l’Incontro Referenti a Bologna
…..redatta la Lettera Mensile