Cos’è Bilanci di Giustizia?

Si tratta di una rete informale di famiglie con una struttura orizzontale fatta di gruppi locali o nuclei singoli e una segreteria nazionale che coordina e facilita la comunicazione tra gli aderenti. Le famiglie sostengono con contributi volontari la struttura organizzativa, contenuta al minimo indispensabile.


 

Come si diventa “bilancisti”? Quali sono i requisiti?

Nessun requisito: solo la voglia di provare a sperimentarsi in un percorso di monitoraggio e cambiamento degli stili di vita. Ci sono tanti modi per connettersi alla rete. Si può contattare il gruppo locale più vicino e andare agli incontri, si può compilare una scheda di bilancio e inviarla, si può partecipare all’incontro nazionale. Di tutto questo si può avere notizia sul sito e iscrivendosi alla newsletter mensile

 



Cosa fa un bilancista?

Prima di tutto si fa delle domande. Osserva i suoi consumi e si domanda da dove vengono i prodotti che consuma, chi li ha prodotti, perché e in quali condizioni.

Per ogni capitolo di spesa (ma non tutti insieme…) si chiede se potrebbe orientare i suoi consumi verso prodotti più sostenibili, più giusti, più trasparenti. Si propone un obiettivo di cambiamento e prova a perseguirlo.

Infine segna le sue spese in un bilancio mensile, dividendole tra “consumi usuali”– quelli che non seguono nessun criterio etico o ecologico – e “consumi spostati”– quelli orientati criticamente.

 

 


 

Spostare le spese o ridurle? Quale la differenza e l’obiettivo delle due scelte?

Il primo passo è il monitoraggio. Questo normalmente è già sufficiente ad indurre una riduzione. Tenere i conti di ciò che si spende porta a chiedersi se alcune spese rispondono davvero a dei bisogni.

Ridurre i consumi significa ridurre il consumo di natura e lasciare di più a chi ha meno, quindi è una scelta responsabile sia ecologicamente che eticamente.

Lo spostamento riguarda invece i consumi che si ritengono necessari e per i quali si cerca la soluzione meno impattante per l’ambiente e più equa per i diritti dei lavoratori.

 

 


 

Ci sono gruppi territoriali? Come faccio a conoscere altri bilancisti?

Sì, ce ne sono. La segreteria può segnalare il gruppo o la famiglia più vicina. Un altro modo di contattare i bilancisti è incontrarli all’incontro nazionale che si svolge l’ultimo fine settimana di agosto. E’ possibile e auspicabile creare nuovi gruppi, magari con amici che condividono il desiderio di fare piccoli e costanti passi di cambiamento del proprio stile di vita.

 


 

Quanti sono i bilancisti in Italia? E chi sono?

I bilancisti coinvolti, da quando abbiamo iniziato, sono stati circa un migliaio. Per lo più si tratta di famiglie, ma una percentuale non insignificante sono singles o persone che vivono insieme, e i nuclei bilancisti sono mediamente e significativamente più numerosi della media italiana (3,4 contro 2,6). La tipologia di famiglia più rappresentata in questo momento è la coppia di mezza età con figli adolescenti o giovani adulti, cioè famiglie che hanno aderito come giovani coppie e che nel tempo sono maturate. Non mancano però le giovani famiglie con bambini piccoli.

 


 

Ci sono bilancisti anche in altri Paesi o altre esperienze simili?

Sì, in particolare a Bruxelles c’è un gruppo con cui condividiamo un percorso comune. Anche in Austria in passato c’è stato un progetto legato alla diocesi di Vienna. Esiste inoltre la versione spagnola. In Europa esistono altri movimenti e iniziative con obiettivi molto simili, ma senza la raccolta dei dati. Da qualche anno stiamo collaborando con Economia del Bene Comune (EBC) che applica il principio del monitoraggio e cambiamento etico alle imprese e ora anche alle persone.


 

Quali sono i momenti di confronto tra i bilancisti?

I momenti consolidati, oltre a quelli dei gruppi locali che si auto-organizzano in libertà, sono le assemblee quattro volte all’anno e l’incontro nazionale annuale.

 

 


 

Si può essere bilancisti anche se si è single?

Certo: Nessun ostacolo. Un po’ più complicato se si fa parte di un nucleo che non aderisce (es. solo il figlio vorrebbe partecipare ma vive ancora in famiglia), ma anche in questi casi è possibile aderire e compilare un bilancio personale.

 


 

Si può vivere in una grande città ed essere bilancista?

La flessibilità della proposta consente e ciascuno di fare le proprie ipotesi di cambiamento e perseguire i propri obiettivi tenendo conto del contesto in cui abita. Chi vive in città potrà fare scelte più radicali per la mobilità e chi vive in campagna sarà favorito per l’autoproduzione di ortaggi…

 


 

Che differenza c’è tra essere bilancisti e fare parte di un GAS?

Molti bilancisti fanno parte di un GAS e molti lo hanno creato nella zona in cui vivono. Il gruppo di acquisto solidale rappresenta uno strumento fondamentale per poter perseguire gli obiettivi di cambiamento delle scelte di acquisto, soprattutto in ambito alimentare. I GAS sono anche luogo di incontro e di scambio di esperienze di cambiamento e di autoproduzione. La riflessione dei bilancisti però è più radicale, come spesso più radicale è la motivazione. Si tratta di una riflessione che va al di là dell’acquisto e tocca le scelte legate al tempo, alla qualità della vita, all’ospitalità. Non solo un altro modo di consumare, ma anche di stare nel mondo. Inoltre la differenza sta anche nel rigore dello strumento di monitoraggio del cambiamento: la scheda di bilancio, appunto.

 



In un momento di crisi economica, non è azzardato lasciare il proprio lavoro, o ridurre le ore lavorative?

L’azzardo sta nel decidere di cambiare e di essere liberi, di pensare con la propria testa, di decidere di relazionarsi con le persone e con le cose non condizionati dal mercato. Il resto delle scelte forse è solo una conseguenza. Del resto nulla viene richiesto alle famiglie bilanciste. Ciascuno elabora le sue scelte a partire dalle proprie riflessioni e nel contesto che vive. Sarà sempre possibile che a qualcuno le scelte di altri sembrino azzardate. 


 

Quali strumenti concreti abbiamo per capire come cambiare il bilancio familiare? (libri, consigli pratici…)

Ormai le pubblicazioni sui temi del consumo critico sono tali e tante che c’è l’imbarazzo della scelta. I bilancisti sono in genere molto disponibili a scambiare consigli e trucchi, anche sotto forma di veri e propri “laboratori” agli incontri dei gruppi locali, regionali e all’incontri annuale. C’è anche un libro specifico sull’esperienza dei Bilanci edito da Terre di Mezzo: “Prove di felicità quotidiana” di Antonella Valer e Luca Gaggioli.


 

Come si compila la scheda? È alla portata di tutti?

Tecnicamente sì. Esiste un file in cui si inseriscono i singoli dati. In termini di tempo si tratta di non più di due ore al mese. Basta tenere gli scontrini e controllare gli estratto conto. 

La costanza nel compiere questo lavoro non è però scontata, ed è molto legata alla motivazione. C’è chi lo fa per la soddisfazione di vedere i suoi cambiamenti e i suoi risultati, chi lo fa per confrontarsi, chi lo fa per tenere sempre sotto controllo la sua economia…


 

Devo scrivere tutte le spese sulla scheda mensile?

Se si scrivono tutte il risultato è più affidabile e conteggiabile a fini statistici. E’ però possibile anche compilare singoli capitoli di spesa. Per scaricare la scheda mensile clicca qui.

 


 

Come scegliere i propri obiettivi?

A partire dalle domande e dalle proprie aspirazioni di giustizia. Si comincia da qualche parte e poi si passa ad un’altra… Si possono anche prendere a prestito da altri, confrontandosi con le loro esperienze. E’ importante dire che c’è massima libertà su questo.

 


 

Quali cose posso scegliere di autoprodurre?

Tra i bilancisti c’è chi autoproduce di tutto. Dal pane (obiettivo consolidato da tantissimi) alla pizza, dai biscotti alle verdure sott’olio, dalla passata di pomodoro al dado. Ma anche vestiti, giocattoli, regali, e perfino pannelli solari e mini impianti eolici…