Cari amici dei Bilanci di Giustizia, ci siamo conosciuti all’incontro annuale del 2015 a Macerata.
Durante l’incontro, abbiamo intervistato circa venti bilancisti per comprendere meglio il ruolo del
bilancio familiare all’interno della vostra comunità. Le interviste sono poi proseguite in questi anni
(le ultime concluse a Novembre 2019).
In questo articolo, cerchiamo di spiegarvi meglio quale sia il fine della ricerca (che speriamo si
traduca presto in una pubblicazione scientifica di rilevanza internazionale, siamo fiduciosi e vi
terremo aggiornati!).
Da studiosi di Economia Aziendale, siamo sempre stati attenti a comprendere il ruolo del bilancio
redatto dalle aziende. Da anni, accanto al tradizionale bilancio economico-finanziario, le aziende
(alcune, non tutte) redigono dei bilanci di natura non economico-finanziaria, come ad esempio i
bilanci di sostenibilità. Tuttavia, tali documenti sono stati criticati per essere strumenti di marketing
e impression management, volti a enfatizzare i risultati positivi e nascondere quelli negativi, e non
idonei a fornire una rappresentazione chiara, veritiera e corretta della performance aziendale.
Il bilancio familiare ha, anch’esso, antiche origini. La dottrina d’ambito ragionieristico, tuttavia, si è
occupata marginalmente dello stesso, in quanto focalizzata sulle aziende (e non sulle famiglie, che
invece sono classificabili come vere e proprie aziende di consumo). Ci è sembrato, pertanto, utile
approfondire l’argomento. Abbiamo scelto di studiare il caso “Bilanci di Giustizia” in quanto è un
caso esemplare nel mostrare come l’uso del bilancio familiare possa andare oltre il monitoraggio
delle spese. L’obiettivo del vostro bilancio, infatti, è quello di riflettere sulla natura dei consumi in
un’ottica di spostamento degli stessi verso dei criteri di giustizia ambientale e sociale. Altro
obiettivo è quello di creare, a partire dai bilanci familiari, dei gruppi di discussione e condivisione
non solo di specifici consumi, ma più in generale di uno stile di vita diverso, più sobrio, spensierato
e sostenibile.
Dunque, il bilancio familiare è diventato uno strumento di riflessione che ha permesso, in primis, di
comprendere lo status attuale dei consumi e, successivamente, di praticare un cambiamento: lo
spostamento dei consumi. Come ci avete detto durante le interviste, con il bilancio non si mira a
ridurre le spese nel loro ammontare ma a migliorarne la qualità, in ottica di giustizia. E questo
anche a costo di spendere di più, consci del fatto che quella spesa (es: in prodotti biologici) sia
giusta e faccia del bene sia al produttore e sia al consumatore.
Nella ricerca, abbiamo approfondito tale tema usando, come framework teorico di riferimento,
quello del bilancio come strumento di emancipazione. Tale framework teorico è stato, anch’esso,
pensato per descrivere il comportamento delle aziende e noi abbiamo cercato di estenderlo ai
comportamenti delle famiglie.
Il bilancio per voi è stato uno strumento di emancipazione/liberazione in quanto vi ha permesso,
attraverso una maggiore consapevolezza sul contenuto dei vostri consumi, di abbandonare un
approccio capitalista al consumo, volto a incrementare i consumi senza riflettere sugli stessi. Grazie
al bilancio, vi siete liberati del consumismo che domina nelle società attuali e siete stati i precursori
di movimenti e dibattiti recenti sul tema della sostenibilità.
Le interviste hanno messo in luce i punti di forza del vostro bilancio familiare. Ad esempio, la
flessibilità del vostro bilancio (il bilancio non ha un contenuto rigido e ogni nucleo familiare può
scegliere dei parametri diversi di spostato) è un elemento da voi percepito positivamente. Inoltre, è
emersa la capacità del bilancio di generare delle discussioni nei gruppi locali a partire dai dati
numerici e, infine, la sua idoneità all’aggregazione dei dati (con la redazione dei rapporti annuali,

avete mostrato che la spesa spostata fosse una percentuale rilevante sul totale e, inoltre, avete
mostrato come spostare non implichi spendere di più, ma porti ad un risparmio concreto poiché
associata alla riduzione degli sprechi e dei beni inutili).
Le interviste hanno mostrato, anche, dei risvolti negativi del bilancio familiare. Ad esempio, il fatto
che la compilazione del bilancio richiedesse molto tempo, ha fatto sì che taluni di voi abbiano
smesso di compilarlo. Inoltre, la diffusione del bilancio ad altri gruppi, come i GAS e il Movimento
dell’Economia del Bene Comune, non è ancora avvenuta con successo. Un altro fattore che ha
comportato la fine della compilazione è il raggiungimento degli obiettivi di spostamento familiari.
Questo, come avete evidenziato nelle interviste, ha sì causato la fine della redazione ma non deve
essere percepito come elemento negativo (gli obiettivi sono stati raggiunti, e questa è una vittoria
realizzata tramite il contributo del bilancio). Dunque, il bilancio non deve essere eterno ma
accompagnare ogni nucleo familiare per un periodo limitato, fino a realizzare un miglioramento che
il nucleo ritenga sufficiente.
Allo stato attuale, sono pochi i bilancisti che continuano a redigere il bilancio ma tutti percepiscono
l’importanza dello spostamento, che è stato inglobato nello stile di vita bilancista. Il bilancio, come
avete evidenziato, è solo uno strumento, una palestra all’educazione familiare di durata limitata, ma
che innesca dei cambiamenti duraturi (es: la riduzione delle ore lavorative).
Riteniamo, in conclusione, che la vostra comunità abbia dato (non solo ai bilancisti) un messaggio
fondamentale, dimostrando come le nostre scelte possano essere monitorate, quantificate e
trasformate in scelte di giustizia, a partire da un semplice strumento contabile.
La ricerca contiene delle implicazioni teoriche (alla dottrina ragionieristica sul bilancio come
strumento di emancipazione) e pratiche. Ad esempio, riteniamo che il vostro bilancio possa essere
esteso alle micro e piccole imprese che vogliano monitorare i propri obiettivi socio-ambientali.
Inoltre, può essere un’utile base per creare dei sistemi di monitoraggio (magari più sintetici e
informatizzati) di obiettivi socio-ambientali da parte di piccole comunità. Tali sistemi di
monitoraggio possono essere, poi, comparati con gli obiettivi socio-ambientali fissati a livello
macro (es: sulla base dell’Agenda 2030 ONU per lo sviluppo sostenibile), in vista di nuove
politiche che impattino, ad esempio, sulle emissioni ambientali o sul benessere dei cittadini.
Per ora, vi ringraziamo di quello che avete fatto e vi terremo aggiornati sull’esito della nostra
ricerca.
Simone Aresu e Patrizio Monfardini (Università degli Studi di Cagliari)

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