Novembre 2002

BILANCI DI GIUSTIZIA

LETTERA DI INFORMAZIONE TRA GLI ADERENTI ALLA CAMPAGNA BILANCI DI GIUSTIZIA

N° 72 – NOVEMBRE 2002

 PER NON ESSERE COMPLICI

no a questa guerra

La discussione nell’incontro referenti sul no alla guerra è iniziata comunicandoci i vari appelli e iniziative già in corso, è stato poi  rilanciato l’appello per trovare volontari che possano lavorare a costruire questa nuova campagna che abbiamo pubblicato sulla scorsa lettera, ci siamo dati ancora qualche giorno di tempo per vedere se all’interno dei Bilanci troviamo le forze per sostenere questa nuova iniziativa. Nel momento in cui scriviamo solo dal gruppo di Legnano è arrivata la disponibilità di tre persone. Il gruppo che si dovrebbe formare deve però essere più ampio per gestire tutti gli aspetti dell’iniziativa senza gravare troppo sulle singole persone. La bozza di lavoro iniziale prevede :

raccogliere e rilanciare le informazioni sulle aziende coinvolte nella guerra,

costruire il materiale di divulgazione (volantini, cartoline ecc..),

lanciare pubblicamente l’iniziativa di boicottaggio.

Nel caso non fossimo in grado di organizzare questo lavoro da soli, lo proporremo alla rete di Lilliput.

E’ giunta notizia che il nodo di Brescia già per la scorsa edizione della fiera delle armi leggere si è attivato su come condurre delle azioni di dimostrazione nonviolenta e era stato chiesto che la fiera si occupasse solo di armi sportive, una azione propositiva per iniziare un cammino in questo difficilissimo campo. Nel nodo di Verona si possono ricercare collaborazioni con il Movimento Nonviolento diretto da Mao Valpiana. I social forum di Torino stanno iniziando la mappa delle aziende che in Piemonte e Valle d’Aosta lavorano “nel mestiere delle armi”

Incontro referenti del 12 ottobre

 L’energia che circolava all’incontro nazionale di Colle don Bosco si è effettivamente trasmessa anche all’incontro referenti! Erano presenti a Bologna: Francesca e Patrizia di Ivrea, Carla di Genova, Caterina di Padova, Matteo, Francesca e Pinuccia di Vigevano, Massimo e Stefania di Mestre, Alessandra e Fabio di Verona, Lucina di Pordenone, Claudia di Monfalcone, Alberto di Torino, Barbara e Paolo di Legnano, Giorgio e Giuseppina di Bologna, Graziella e Mario della Val d’Illasi, Simone di Firenze, Paolo di Rimini, Licia di Treviso, Fausto di Brescia e don Gianni.

Come da programma abbiamo:

  • rivisto tre strumenti della Campagna, sono risultati più gettonati il bilancio mensile, il materiale divulgativo e l’incontro annuale.
  • discusso sulla guerra e sul nostro appello “Per non essere complici”
  • elaborato una possibile traccia per il tema annuale “A quali condizioni la finanza può dirsi etica?” grazie anche ai suggerimenti di Luca Iori.

Il lavoro della giornata è iniziato con una riflessione di don Gianni sul difficile momento politico che stiamo vivendo: oggi dobbiamo avere chiaro il dominio che l’economia ha preso sulla vita del mondo, ponendosi come obiettivo di conquistare la testa delle persone. Per tutti si impone una precisa scelta, dobbiamo darci gli strumenti per essere fuori da questo dominio. Si deve decidere da che parte mettersi per leggere la realtà. Questa scelta non può essere solo una scelta interiore, e dobbiamo essere coscienti che scelte ‘alternative’ hanno dei costi. La nostra campagna è nata in un tempo in cui le cose non erano ancora così evidenti, ci siamo dati alcuni strumenti perché si è capito quanto fossero essenziali per aiutarci a compiere le nostre scelte, senza una disciplina, un metodo di lavoro i nostri restano solo sogni. Invece i nostri strumenti rendono evidente che si può togliersi dalla logica del mercato. Quindi non possono essere ripensati al ribasso ma al più efficace.

Così spronati abbiamo iniziato la discussione su quello che è lo strumento per eccellenza: il bilancio mensile, come sempre questa nostra croce e delizia accende le discussioni più animate tra i bilancisti. Si è ribadito la difficoltà di compilare il bilancio e la necessità per ognuno di trovare il metodo adatto (computer, foglietti, agenda….). Il bilancio è probabilmente troppo dettagliato, fa bene però confrontarsi con le nude cifre, che ci richiamano al senso di responsabilità. Ancora più difficile è trovare un obiettivo, forse perché ci manca la coscienza che con il bilancio entriamo nella sperimentazione proposta dalla Campagna. Non dobbiamo cioè dimenticare il valore politico del bilancio, che dimostra che un’altra strada è possibile. E l’aggregazione dei bilanci di ognuno nel rapporto annuale è il maggior momento politico, per fare diventare il consumo critico una componente dell’opposizione al modello economico. Anche se il bilancio è caratteristico della nostra campagna non deve essere però una condanna, quindi non è obbligatorio per entrare nei Bilanci, e non deve neanche essere un vincolo assoluto nel tempo.

Per lavorare su queste tracce abbiamo nominato una commissione composta da: Barbara, Lucia, Fausto e Guido che dovrà analizzare i punti critici, considerare la possibilità di semplificazioni, ripensare a come formulare gli obiettivi e la loro verifica.

Il secondo strumento che abbiamo verificato è stato il materiale divulgativo e qui abbiamo avuto la lieta sorpresa dell’incontro: Alessandra e Fabio hanno ultimato il video sull’incontro annuale e ogni gruppo ne ha ricevuto uno in dono. E’ la prima volta che vengono così  bene documentate le attività e lo spirito che ci caratterizza, complimenti quindi a Alessandra e Fabio che con entusiasmo e professionalità hanno avuto questa felice iniziativa. Siamo sicuri che il video risulterà molto piacevole non solo per chi ha partecipato all’incontro annuale, ma anche per chi non avendo potuto farlo  potrà condividere l’atmosfera vissuta. Pensiamo inoltre che potrebbe rendersi utile nelle molteplici occasioni in cui siamo invitati a presentare la Campagna all’esterno. Ai  referenti mancanti la segreteria invierà a breve la loro copia. Se qualcun altro fosse interessato ad averne una copia contatti la segreteria che la invierà facendo pagare un contributo.

È necessario rifare il pieghevole (orami esaurito da lungo tempo) di presentazione dei Bilanci inserendo anche una cartolina da rispedire per prendere contatto con noi. Si è pensato anche ad un libretto agevole che presenti la Campagna e raccolga vari spunti  bibliografici. È stata avanzata la proposta di dislocare il materiale in due o tre posti e non solo a Marghera perché sia raggiungibile più velocemente dai gruppi.

Chi ha prodotto materiale di presentazione della Campagna o anche su temi specifici dovrebbe inviarlo in Segreteria così che si possa portarlo a conoscenza e metterlo a disposizione di tutti.

Il nostro sito e la mailing list si sono rivelati fino a ora ottimi  per farci conoscere e mantenere un costante dialogo.  Per loro natura questi agili strumenti sono in continuo divenire,  in particolare il sito è sotto continua revisione e cerchiamo di tenerlo aggiornato e migliorarlo raccogliendo gli spunti di tutti. Unimondo ci ha proposto di avere un dominio nostro per il sito pur mantenendo il contatto con loro.  Altre proposta da verificare è stata di cambiare il gestore della mailing list.

L’ultimo strumento preso in considerazione è stato il rapporto annuale, questo è uno strumento che facciamo fatica a usare, e c’è la difficoltà di capire se e come possa essere uno strumento per l’’interno’ o per l’’esterno’ della Campagna. Non sempre è chiara l’effettiva significatività dei numeri dati, e quindi sarebbero da presentare più come segni del cammino che le famiglie riescono a fare. Presentare e commentare gli obiettivi che le famiglie si pongono da’ un tono di freschezza al rapporto. La scelta di quest’anno di presentare il rapporto con i dossier, anche se ha riunito e presentato informazioni interessanti ha forse privilegiato troppo l’aspetto ambientale non riuscendo a raccontare altre sensibilità dei Bilanci (es: rapporti Nord-Sud, pace). Dopo lo sforzo notevole che ci ha portato a scrivere i rapporti del 2000 e del 2001 possiamo pensare per qualche anno a un rapporto più ‘leggero’?

L’ultimo punto a cui ci siamo dedicati è stato il nuovo tema annuale “A quali condizioni la finanza è davvero etica?”, a questa parte dell’incontro avevamo anche invitato Luca Iori di Mag6 che aveva gestito il laboratorio sull’uso del denaro al Colle. La discussione ha proposto come punti su cui lavorare sia l’analisi delle strutture che sono presenti sul territorio e che già lavorano sulla finanza etica ma anche nuove forme in cui investire come l’azionariato popolare. Molto sentita è anche la necessità di un approfondimento più ‘teorico’ che parta anche da domande di base come “E’ lecito per noi il prestito a interesse?”.  Luca ci ha proposto di interrogarci non solo sulla parte razionale del nostro rapporto con il denaro (attraverso il laboratorio di Mag6) ma anche sull’aspetto emotivo più profondo. Lo strumento più adeguato a questo scopo è un seminario in cui si utilizzi il gioco come mezzo di autoconoscenza.

Sono state individuate due diversi livelli di lavoro sia per i gruppi che per i prossimi incontri referenti: un livello lavorerà sul piano pratico ricercando e iniziando a dialogare con le realtà che sul nostro territorio si occupano di finanza e di finanza etica. Un possibile strumento da utilizzare è questionario che il Centro Nuovo Modello di Sviluppo ha creato per la stesura del nuovo libro sul risparmio che si può girare alle banche, anche locali presenti sul nostro territorio.

Il secondo livello di lavoro propone di fare una ricerca su se stessi per scoprire quali sono i motivi profondi che spesso rendono difficile impostare diversamente il nostro rapporto con il denaro. Ai referenti verranno quindi proposti due incontri sotto forma di seminario che far luce sia sull’aspetto razionale che su quello emotivo. Dopo questi momenti di preparazione i referenti riporteranno nel loro gruppo le suggestioni raccolte.

Giornata del non acquisto

Per il 29 di novembre è fissata  la Giornata del Non Acquisto. Dopo le molte iniziative che ci hanno visti coinvolti assieme alla rete di Lilliput l’anno scorso speriamo che anche quest’anno si riescano a mettere in moto la fantasia e le energie per questa giornata. Il momento storico e economico non è molto favorevole, al momento di crisi che si profila viene suggerito come risposta solo quella del consumo, però forse proprio ora dobbiamo cercare di favorire un momento di riflessione sui temi della nostra Campagna, anche se consci della difficoltà di essere male interpretati o confusi con i vari scioperi dei consumatori proposti nei mesi scorsi.

Come momento di riflessione per tutti e/o anche come possibile strumento comunicativo per la GNA vi giriamo una intervista fatta da Antonella Valer  a  Gerhard Scherhorn  (che apparirà su Cooperazione tra Consumatori di Novembre) .

CONSUMARE MENO, PERCHE’ L’ECONOMIA SI RINNOVI

L’intervista all’economista tedesco Gerhard Scherhorn invita a riflettere in profondità sui meccanismi macroeconomici e propone di cogliere i segnali economici della crisi per pensare nuovi modelli di consumo e di produzione. In quest’ottica anche la Giornata mondiale del Non Acquisto può diventare un segnale importante.

In questi mesi il primo ministro italiano ha invitato le famiglie a consumare di più e a spendere di più, indicando questa attività come la soluzione alla crisi economica. Se le famiglie spenderanno meno, non supporteranno la crescita economica e ciò comporterà un problema, poiché imprese dovranno ridurre i posti di lavoro e la recessione peggiorerà.

Molti cittadini sono rimasti un po’ perplessi di fronte a questo invito e, mentre alcuni soggetti si preparano anche quest’anno alla giornata mondiale del non acquisto (Buy Nothing Day), ci si chiede quale significato abbiano nell’ottica macroeconomica scelte radicali come quelle delle famiglie della campagna Bilanci di Giustizia, che tra i loro obiettivi si propongono di consumare meno e consumare secondo giustizia.

Ecco il parere del prof. Scherhorn, economista tedesco, già consulente del governo della Germania, e attuale coordinatore del gruppo di studio “Nuovi modelli di benessere” presso l’istituto di Wuppertal per il clima, l’ambiente e l’energia.[1]

Prof. Scherhorn, condivide l’analisi del governo italiano?

L’appello di Berlusconi è perfettamente in linea con ciò che la maggior parte dei politici e degli economisti affermano quando c’è una recessione economica: “La crescita del prodotto interno lordo (PIL) rallenta, quindi scende il fatturato delle imprese e, di conseguenza, si perdono posti di lavoro. Per limitare questo meccanismo, i consumatori devono comprare di più, così che il fatturato possa risalire”.

Questa concezione si basa tuttavia su due ipotesi false.

Nell’ottica di breve periodo sarebbe vera solo se il fatturato delle imprese fosse crollato a causa della diminuzione dei consumi delle famiglie. Questo non è tuttavia vero. I consumatori comprano meno perché i redditi sono scesi o non sono cresciuti nella misura attesa, oppure perché la sicurezza relativamente al reddito è diminuita; dunque perché nel complesso hanno meno denaro da spendere o si aspettano che questo avverrà nel futuro.

E ciò non dipende dal consumo, ma da una debolezza strutturale. Come sempre questa fase è stata preceduta da una oscillazione verso l’alto, durante la quale le imprese hanno incrementato la loro capacità produttiva, ma la velocità dell’oscillazione è stata eccessiva e non si è rivelata duratura; quindi ora la domanda di beni non è sufficiente per impiegare l’accresciuta capacità produttiva, e quindi vengono licenziati lavoratori, oppure scendono i salari. Come si può ora pretendere dai consumatori che spendano più denaro, nonostante ne abbiano meno?

Questo, diceva, nel breve periodo. E il lungo periodo?

Con un’ottica di lungo periodo il concetto sarebbe vero se, e solo se, fossero realizzate le seguenti due ipotesi:

a)             la crescita economica dipendesse solo dalla costante crescita della componente “consumi privati” della domanda;

b)             non ci fossero alternative alla costante crescita quantitativa del prodotto interno lordo.

L’economista Alan Durning ha indicato questa concezione come “Mito del consumo o del declino” già nel 1992, nel suo libro “Quanto Basta?”[2]: “o consumiamo sempre di più, oppure andiamo in crisi, le imprese si contraggono o falliscono, le persone diventano disoccupate, lo stato non riceve più abbastanza tasse per finanziare le scuole e gli altri servizi”.

Tuttavia le cose non stanno esattamente così. Per due ragioni.

Primo, la domanda privata di beni di consumo può salire oggi così velocemente solo perché i beni costano poco, poiché vengono prodotti e consumati con un dispendio di materie prime non rinnovabili, energie fossili e “beni pubblici” insostituibili (quali la biodiversità, il clima, il territorio, l’aria e l’acqua), utilizzo che arriva ad essere a costo quasi nullo (poiché il prezzo di mercato dei beni non include i costi ambientali reali, ad esempio il prezzo della benzina non tiene conto della finitezza delle fonti petrolifere), scoraggiando una produzione efficiente. Poiché le materie prime naturali sono così economiche e i beni di consumo con essi prodotti sono così numerosi, il fattore lavoro umano della produzione è relativamente più costoso, poiché il salario deve garantire ai lavoratori il denaro necessario per comperare i molti beni prodotti (per non far crollare la domanda). Questo, nonostante i prezzi dei singoli beni diminuiscano a spese dell’ambiente. Se i mezzi di produzione venissero utilizzati in maniera più efficiente e tenendo conto del loro reale costo ambientale (produzione sostenibile), i beni di consumo sarebbero più costosi, i consumatori comprerebbero meno, riparerebbero di più (consumo sostenibile) e i loro redditi potrebbero anche essere più ridotti, la produzione potrebbe essere lavoro-intensiva (cioè i beni verrebbero prodotti con maggior impiego di lavoro e minor spreco di risorse naturali. Ad esempio per un’impresa potrebbe essere più conveniente riciclare la materia prima attraverso l’assunzione di più operai piuttosto che utilizzare nuova materia prima). I salari reali (dato l’aumento dei prezzi) sarebbero tendenzialmente più bassi, ma ci sarebbero anche meno persone disoccupate.

Inoltre, va urgentemente immaginata e progettata un’alternativa all’attuale crescita economica, che oggi si realizza con l’aumento annuale del PIL, accresciuto per lo più dai costi dello spreco e della distruzione della natura (spese effettive date dal risanamento dei danni ambientali e spese contabili date dalla perdita di valore dovute alla diminuzione delle scorte di materie prime). Insomma è una crescita basata sull’aumento di ciò che diminuisce e non su ciò che incrementa il livello di benessere.

Per aiutare il proprio Paese – nell’ottica della crescita quantitativa appena descritta – è di fondamentale importanza aumentare i consumi. Famiglie e gruppi – come Bilanci di Giustizia – che si pongono da sempre l’obiettivo di consumare secondo giustizia e, quindi optare per la sobrietà e la riduzione, di fronte a questo invito categorico si interrogano. Quale di queste opzioni è oggi più sensata?

Il modello potrebbe essere totalmente diverso. Si può concretamente ipotizzare di avere una minore crescita quantitativa rispetto ad oggi, ma di vedere accresciuta la qualità dei prodotti e dell’ambiente. Ciò che verrebbe prodotto incrementerebbe in maniera piena la qualità della vita.

Se l’economia venisse diretta in maniera precisa e consapevole verso una crescita qualitativa, anche i problemi transitori verrebbero superati in maniera naturale.

Per raggiungere questo obiettivo i processi di produzione dovrebbero cambiare, così come le strutture di prezzo e le abitudini dei cittadini. E ciò può essere doloroso. Ma all’orizzonte potrebbe esserci un obiettivo affascinante: il benessere e una migliore qualità della vita per tutti.

Sembra che il governo italiano non si ponga alcun obiettivo di questo genere, e quindi nel calo dei consumi privati non può che vedere esclusivamente svantaggi e cattivi presagi. Gli elementi di crisi come quelli che si vedono oggi potrebbero invece essere interpretati anche come stimolo e spinta al rinnovarsi dell’intera economia.

Esperienze come Bilanci di Giustizia e i consumatori critici e sobri, con le loro scelte, in qualche modo lo preannunciano.

Si pensi alla scelta di acquistare prodotti più costosi (biologici) perché includono i costi ambientali, alla riduzione volontaria dei consumi non necessari, all’aumento delle attività di autoproduzione e alla valorizzazione del lavoro di cura, nonché alla riduzione del tempo dedicato al lavoro retribuito (e conseguente riduzione del reddito monetario). Esperienze come queste lasciano intuire che questa “nuova economia” sarebbe possibile. Per questo risultano molto più “capaci di futuro” dell’attuale politica del governo.

“Cantieri di Giustizia e di Benessere “

video di 40 minuti sull’Incontro Nazionale a Colle don Bosco 2002 :

un ottimo strumento per divulgare i Bilanci di Giustizia.

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BILANCI DI GIUSTIZIA – mensile.

Proprietario-editore: coop.Mag-Venezia v.Trieste 82/c – 30175 Marghera (VE)

Dir.resp.: Andrea Semplici

Redazione: c/o Mag-Venezia

Stampato in proprio e pubblicato in Marghera 29 ottobre ’02

Autorizzazione del tribunale di Venezia n°1417 del 5-4-02

Sped. In A.P. art.2 comma 20 lett.c legge 662/96 filiale di Venezia

 Ci sarà una volta

IL PAESE CHE PERSE LA MUSICA

C’era una volta un paese che amava la Musica.

Quando ogni domenica arrivavano i musicisti in piazza, tutti correvano ad ascoltare i bellissimi suoni e le canzoni.

Le facce di grandi e piccoli restavano incantate come se si trattasse di magia. E questo si doveva in parte a che nessuno di loro era capace di riprodurre quei meravigliosi suoni che riempivano la città di sole.

Ma tanto, quello non era un problema, visto che tutte le domeniche i musicisti portavano melodie di posti lontani e vicini. Molte persone si fermavano ad ascoltare, qualcuno addirittura ballava, tutti sognavano cullati dalle note della fisarmonica, del clarinetto e del violino. La ragazza della voce dolce accompagnava con il tamburello melodie che profumavano di primavera.

Tutti se ne tornavano a casa sentendosi più belli, più gentili, più saggi…come se la musica avesse fatto emergere il meglio di ciascuno degli abitanti del nostro paesino.

Poi tornavano ai loro lavori, alle loro case, alle mogli e ai mariti, alle scuole, agli uffici, alle chiese… ma ovunque andassero sentivano la compagnia, quasi impercettibile delle loro melodie.

Il lunedì era ancora abbastanza chiara e, piano, piano, si allontanava dalla memoria, finché il sabato nessuno riusciva più a ricordarla. Era allora che accadevano le cose più brutte nel paesino: i litigi, le truffe, le botte, gli inganni, gli incidenti… la paura e la sfiducia facevano da padrona e molte persone addirittura rimanevano chiuse in casa tutta la sera.

Per fortuna arrivava la domenica e con essa i magici musicisti che portavano il sole con sé. Grandi e piccoli si mettevano in ghingheri e uscivano a passeggiare nella piazza, ormai senza paura e con tanto piacere di incontrare i vicini. E allora riempivano le loro orecchie e i loro cuori della tenerezza che doveva durare una lunga settimana.

Così stavano le cose quando una domenica di inverno i musicisti, che erano ormai molto anziani, non tornarono più.

Nessuno venne a suonare  e la piazza rimase fredda, buia e vuota. E i grandi e i piccini non si misero più in ghingheri né uscirono a salutarsi, a ballare né a riempirsi del sole di inverno.

Allora iniziò il grande freddo nel paese, nell’aria ma anche nella gente.

Gli abitanti cominciarono ad ammalarsi di tristezza. Non riuscivano ad essere gentili né generosi. Rubavano ed insultavano senza farsi problema, urlavano e picchiavano senza scrupoli. Era passato troppo tempo da quando avevano sentito l’ultima canzone e nessuno se la ricordava più quella melodia.

Nessuno? Mah! Proprio nessuno no.

Giuliana, una bambina, aveva trovato in cantina una valigia piana di strumenti e spartiti. Lei e i suoi amici cercavano di suonare dopo la scuola qualche canzone che il nonno le aveva insegnato. E fu così che Giuliana e i suoi amici, vedendo come erano infelici gli abitanti del suo paese, iniziarono ad insegnare ai propri genitori a suonare uno strumento, che a loro volta insegnarono ai loro parenti e vicini, che a loro volta…..    Finché la Musica tornò a fare parte della loro vita, a scandire le feste e i funerali, i matrimoni e i compleanni, l’inizio e la fine delle stagioni, il carnevale, la pasqua, il solstizio di inverno e di estate,… qualsiasi pretesto era buono per cantare e suonare in compagnia.  E in questo modo non dovettero più aspettare la domenica per sentire la carezza del sole. Il sole rimase dentro di loro persino in inverno e tutti si sentirono belli, generosi, gentili e saggi.

Per sempre.


[1] A cura dell’Istituto di Wuppertal è stato pubblicato in Italia, Futuro sostenibile, ed. EMI, maggiori informazioni sul sito: www.wuppertalinstitut.org

[2] Alan Durning, Quanto basta? La società dei consumi e il futuro della Terra, Franco Angeli editore, a cura di Legambiente