Segreteria – Incontro Regionale Emilia Romagna Del 10 Aprile

segreteriaIncontro Regionale Emilia Romagna Del 10 Aprile

Si è tenuto il 10 aprile 2011 l’incontro regionale dei gruppi Emilia Romagna
dal titolo: Percorsi Positivi – I beni relazionali e la felicità

 

Ci hanno aiutato e ringraziamo:
per la riflessione Don Giuseppe Stoppiglia ad accogliere i preadolescenti presenti
Domenico dei FuoriRotta.
Brevi appunti sulla giornata nel suo svolgersi

Un fiume. Così ci sentiremmo di definire Don Giuseppe Stoppiglia. Ma non un fiume
tumultuoso, straripante o in piena, ma imponente, dalle acque rinfrescanti e limpide, forte
ma non tanto da intorpidirsi o devastare oltre gli argini. Si è donato ai gruppi dei bilanci
dell’Emilia Romagna senza riserve con una riflessione durata oltre due ore .”Che
spettacolo” ha esclamato qualcuno con enfasi sportiva che non ci è parsa eccessiva.
Grazie a Domenico poi anche per i preadolescenti interessante possibilità di incontro fuori
dagli schemi: FuoriRotta appunto.
Ottimo come al solito il buffet bilancista all’insegna della più pura auto-produzione.
Lodevole lo sforzo degli amici romagnoli di usare il mezzo di trasporto sostenibile per
antonomasia (il treno) peccato che Trenitalia con la soppressione a sorpresa della loro
corsa li abbia costretti ad un precipitoso impiego di automobili in numero superiore a
quello di una scorta ministeriale. Sara’ per la prossima volta, noi bilancisti abbiamo la pelle
dura.
In sintesi: bella giornata, clima di grande confidenza, accoglienti le suore salesiane, bella
gente di tutte le età, tante esperienze e cose da raccontare che non siamo riusciti a
raccontarci ma che certamente saranno al centro del secondo incontro regionale, da tutti
auspicato con grande entusiasmo.

Il gruppo di Bologna

A seguire riportiamo libera sintesi da appunti dell’intervento di Don Giuseppe e le
impressioni scritte in diretta di Domenico.

Don Giuseppe

E’ difficile riassumere in poche righe quanto ci ha raccontato, quattro pero’ sono stati gli
ambiti di riflessione: l’Italia, la Chiesa, la famiglia e i nostri gruppi.

L ITALIA: uno sguardo di compassione su un paese fiaccato dalla televisione che ha
importato modelli di vita completamente estranei alla nostra cultura, che ha ucciso le
persone pubblicizzandone senza pietà l’intimità Una nazione stordita da un consumismo
che ha esasperato il presente e l’immediato cancellando il futuro, annichilita da una paura
collettiva alla quale il leghismo, nato nel Veneto orfano dei tradizionali punti di riferimento
(come lo sono state per lungo tempo le parrocchie) ha dato comode risposte, mal-guidata
da politici interessati esclusivamente al consenso e quindi per questa stessa ragione privi
di argomenti, affascinata da un uomo straricco che lo guida ormai da vent’anni e che è la
negazione stessa della riflessione nel suo costituirsi e proporsi come mito quasi teologico.
Come se ne può uscire ? Innanzitutto con la consapevolezza che non c’è nessuna
necessita’ di vincere, perché se abbattiamo il prossimo per far vincere le nostre idee in
realtà perdiamo. Mandare via chi ci governa non serve a nulla. Bisogna cominciare ad
amare. Serviranno 300 anni? Bene, aspetteremo. Attenderemo che arrivi un cambiamento
culturale e, ancor prima, spirituale, veri e forti, perché nella storia sono gli eventi che
hanno preceduto i cambiamenti politici e sociali.

E da qui la riflessione sulla CHIESA e SUI CRISTIANI. Che non sono nati per vincere, ma
per amare. Che non devono essere forti di un’identità da utilizzare come una clava per
colpire chi la pensa in modo diverso, ma servitori di una giustizia che non appartiene a
nessuno ma che sta avanzando. Che siano capaci di liberare la profezia senza
costringerla nell’istituzione. Che siano in grado di dare consapevolezza della loro dignità
ai tanti poveri del mondo piuttosto che di riconoscerla solo a parole, facendo l’errore di
prendersi cura delle persone piuttosto che di aiutarle. Che possano evitare di dare agli altri
ma cerchino di farli migliori, perché così ha insegnato Gesù.
Tutto questo creando luoghi che diventino comunità educanti perché Dio preferisce
educare piuttosto che mettere alla prova i suoi figli. In ascolto di un Dio che ci da’ la forza
e l’energia per fare il bene, lasciando all’uomo la ricerca e la realizzazione delle soluzioni.
Capaci soprattutto di ascoltare la domanda piuttosto che arrivare e insegnare e cercare di
trascinare a se’ , perché partire dalle domande è già ascoltare . Consapevoli del fatto che
non tutti i messaggi sono interpretabili da ognuno e che ci è quindi richiesta attenzione
particolare per ogni interlocutore, acquisendo prima una relazione di tenerezza per poter
entrare in relazione. Pronti quindi ad educare le proprie guide all’affettività, ai sentimenti, al
riconoscimento delle emozioni piuttosto che al ruolo da imporre quasi ad ogni costo, alla
castità piuttosto che alla continenza e all’astinenza.

SULLE FAMIGLIE. Don Giuseppe ci ha indotto a riflettere sulle nostre famiglie. Ha
raccomandato ai padri di essere severi con i figli, perché la severità è giustizia. Ai genitori
di ascoltare i figli, perché da loro viene il futuro. Ai figli di saper raccogliere il flusso di
energie positive che escono dai genitori. Ai padri ancora di svolgere in pieno il loro ruolo di
guide per il presente e ai nonni di esserlo nel futuro, di mantenere viva la memoria
collettiva e alimentare la vita interiore dei figli con autorevolezza. Alle coppie di mantenere
vivo il loro amore reciproco (è stato struggente il ricordo dei suoi genitori che pur amando
infinitamente Giuseppe e i suoi fratelli e sorelle, si amavano di un amore immenso) come
mezzo di educazione all’amore per i figli .

AI NOSTRI GRUPPI. Ci ha invitati ad essere come gli anticorpi contro i virus del paese, a
coltivare le relazioni che fanno crescere e danno fiducia, al contrario delle cose e degli
oggetti. A sentirci ovunque viaggiatori in transito senza mai avere la convinzione di essere
arrivati, ma la sicurezza che camminando si apre cammino.

Dai gruppi nei quali ci siamo ritrovati sono emerse riflessioni che hanno completato le
parole di Don Giuseppe. Fra le tante: l’invito che ci siamo fatti a non avere paura dei
numeri ridotti o delle piccole dimensioni nel nostro ritrovarci; la necessità di dare alle
relazioni attenzione, tempo ed energia; l’impegno a valorizzare i sentimenti e le emozioni
proprie e altrui, perché n esse sta la verità delle persone; l’importanza di intraprendere
percorsi di cambiamento anche piccoli ma rivolti alle persone che frequentiamo e ai paesi
nei quali abitiamo.
Domenico

Bologna con occhi di vagabondi ovvero la Città come mezzo per conoscersi
L’esperienza in formato ridotto dei FuoriRotta all’Incontro Regionale BdG -Emilia
Romagna

Andare per una città, bighellonando, due 12enni e un 28enne…
Subito i ruoli si invertono: loro guidano me! Bologna, “vecchia signora”; si alza il sipario;
ecco lo spettacolo di vetrine, di piazze, di personaggi indimenticabili, di mercatini, di
incontri, di amici.
E iniziano i racconti: “qui ci sono passato con mio padre!”, “là ci sono venuto in gita!”.
Un’uscita tira l’altra: la scuola, gli amici, le famiglie, i gusti, gli hobby, le passioni, gli
sport…ciò che ci si snoda davanti agli occhi…
e ci accorgiamo che la varietà, le differenze, colorano e rendono vive gli spazi, i
monumenti, la gente.
Un cantante da strapazzo qui; dei saltimbanco alternativi là, propongono giri turistici in
risciò e assicurano di fare “10 km con un kg di pastasciutta”; strusci e vetrine a nastro
sotto i portici, beni di lusso e di consumo…; ma la nostra guida alternativa di Altreconomia
ci porta anche a scovare una gelateria Bio -Equa&Solidale, dove il gelato appaga -siamo
concordi- il sesto senso…quello della Giustizia!
E così, andando, stiamo nelle nostre città e sentiamo i nostri estemporanei compagni di
viaggio…si apre la relazione con le persone e da queste agli spazi: per dare un senso ai
luoghi per eccellenza del vivere comune.
Torniamo poi, noi “splendidi 12enni e un 28enne” al luogo dove sta terminando l’incontro
Regionale Emilia-Romagna dei genitori di Bilanci di Giustizia: ce la giochiamo a calcio
balilla e a calcetto, prima di darci appuntamento per quast’estate ad Assisi, nell’Incontro
Annuale 2011.