Novembre 2009

BILANCI DI GIUSTIZIA
LETTERA DI INFORMAZIONE TRA GLI ADERENTI ALLA CAMPAGNA
N° 144 novembre 2009

 

in questo numero:

  • _I sussulti del popolo che non si rassegna_
  • _autofinanziamento_i primi contributi
  • _Incontro annuale 2009_intervento tavola rotonda
  • _Giro d’Italia dei gruppi locali_Bologna
  • _Suonate le campane_per un giusto clima
  • _Stiamo lavorando per voi!!!_
  • _Rubriche_focus&link

 

_I sussulti del popolo che non si rassegna_

Quando abbiamo invitato Francuccio Gesualdi al nostro Incontro Annuale, lui ci ha suggerito di fare il confronto con i direttori di Altreconomia, di Carta e di Valori.
Non potevamo immaginare che si stava mettendo in moto una interessante agitazione dal basso da parte di chi non ne può più della deriva politica che ha preso il nostro Paese.
Oggi pubblichiamo gli interventi di quella Tavola Rotonda ma vanno letti dentro il panorama in grande trasformazione che si sta configurando in questi giorni.
Gesualdi ha raccolto più di 400 adesioni al suo progetto di Gruppi di Studio e sta girando l’Italia per proporli e organizzarli.
Contemporaneamente Carta e la Comunità delle Piagge di Firenze hanno lanciato “Democrazia a Km0” dopo il Convegno alle Piagge del 10 e 11 Ottobre scorso.
Fabio Salviato, presidente di Banca Etica, sta lanciato il Movimento Etico Solidale che si propone di stringere un patto con gli amici di Grillo, di Zanotelli, di Gesualdi per presentare Liste Civiche comuni alle prossime elezioni.
Insomma nel vuoto politico in cui viviamo, chi non si rassegna cerca di costruire dei soggetti politici. Come Bilanci di Giustizia siamo in dialogo con queste realtà, soprattutto lo sono i bilancisti nelle loro situazioni locali.
Siamo piccoli, ma siamo significativi per l’esperienza forte che abbiamo costruito in questi anni e che stiamo vivendo.
Chi di noi se la sentirà si impegnerà in prima persona anche nel campo politico.
Siamo convinti però che il primo imperativo sia comunque di mantenere forte la nostra identità e di continuare con coerenza la ricerca di un’alta qualità della vita mantenendo la vivacità di rapporti e di contatti all’interno della nostra Campagna a partire dai Gruppi Locali.

focus&link

* per aderire ai Gruppi di Studio di Gesuladi mandare una mail a gruppidistudio@cnms.it e segnalarcelo in Segreteria
* il resoconto dei gruppi di lavoro per Dkm0, con le “conclusioni” condivise su http://www.altracitta.org/?p=10049 , altre informazioni sull’incontro del 10 e 11 ottobre alle Piagge su http://www.carta.org/campagne/partecipazione/democrazia+km0/18769
* il sito del Movimento Etico Solidale promosso da Fabio Salviato, www.movetico.org/

_autofinanziamento_
i primi contributi

28 novembre 2009: Giornata del Non Acquisto e data che abbiamo scelto per l’autofinanziamento della Campagna, una giornata libera dal consumismo, per fare serenamente tutto quello che di solito non riusciamo a fare se ci lasciamo travolgere dal “gorgo delle compere”.
Prendiamoci il tempo per contribuire alla Campagna, segnatevi la data sul calendario.
Alcune famiglie e Gruppi hanno inviato in anticipo il loro contributo, abbiamo già ricevuto 3000 euro. Per raggiungere la cifra che abbiamo previsto ci serva per quest’anno ci mancano 11700 euro!
Ricordiamo che i Bilanci di Giustizia sono totalmente sostenuti dai contributi degli aderenti, per cui chiediamo a tutti, ciascuno con le proprie possibilità, di contribuire.
Proponiamo
l’equivalente di una giornata di lavoro,
oppure
10 euro al mese (se non potete versare tutto subito, comunicatelo in Segreteria).

Documentazione dall’Incontro Annuale
GUSTARE LA BELLEZZA_COSTRUIRE LA SPERANZA
Oltre Oropa – Biella

_Incontro annuale 2009_
intervento tavola rotonda

 

Proseguiamo con la presentazione dei materiali dell’Incontro, ecco la risposta dei direttori di Altreconomia, Valori e Carta alla provocazione di Gesualdi.

_Pierluigi Sullo, Carta
Noi ci troviamo in una situazione molto più grave di quanto ci immaginiamo. Iniziamo a prendere atto della calamità della situazione.
Questo è alla base della proposta di Francuccio, che non è per niente provocatoria anzi è molto utile. C’è una parte della società italiana di varie provenienze culturali che ha come suo collante quella che possiamo chiamare un’etica della giustizia. Prima è stato detto che gli stili di vita sono un mezzo e non sono un fine, io penso che siano sia un mezzo e anche un fine. Penso che le cose che facciamo sono ciò che vorremmo essere ed è un fatto di benessere individuale, al di là che uno sia credente o meno,che sia di sinistra o non lo sia, non importa,c’ è qualcosa spinge a cercare un modo di vivere in cui non ci si sente in colpa per le sorti altrui. Mi pare che ci sia una vasta area sociale che ha questa spinta, anche per autodifesa semplicemente. Io non sono per niente d’accordo quando Francuccio dice la sindrome “nimby”. Se vai a dire questa cosa in Val di Susa o a Vicenza ti linciano, perché non è affatto così: in Val di Susa hanno attuato una resistenza ad un’aggressione al territorio in forma di nuova cultura locale che ha dato luogo per esempio alla creazione, per un verso di G.A.S. , e per l’ altro a una sapienza sul territorio che avevano perduto e infine a liste civiche che hanno avuto grande successo.
E una vicenda parallela è stata quella di Vicenza: pure lì un tentativo di nuove forme di democrazia. Ma questa è una parte. C’è un associazionismo antirazzista enorme, fatto di molte cose differenti, Perché succede che ci sono tante cose? Perché la situazione è molto grave.
Noi siamo immersi in quella che abbiamo chiamato “la tempesta perfetta”. Non so se ricordate c’era un film il cui protagonista è il capitano di un peschereccio che affronta la tempesta perfetta, cioè un’unione di diversi cicloni che diventano la super tempesta. Ecco, noi siamo questa cosa qui. Perché avvengono insieme e si alimentano a vicenda e dipendono l’una dall’altra: la crisi finanziaria, la crisi economica, la crisi ambientale, la crisi sociale e la crisi democratica.
Adesso Francuccio dice che i partiti sono utili. Sarebbero utili, erano utili, quando il contesto anche economico era proprio la crescita positiva, il fordismo, quando alla crescita corrispondeva maggiore distribuzione di risorse, minori ostacoli ambientali, e quindi era positiva, la crescita ,anche da un punto di vista sociale. Questo nesso si è spezzato totalmente. Quella forma di democrazia, costruita sulla crescita si è trasformata nel suo opposto, impone e obbliga al consumo, che è una crescita ormai malata, che crea diseguaglianza, crea disastro ambientale. Che fa la gente il sabato e la domenica? Va nei centri commerciali a passare il tempo… è il consumo forzato. Tutte queste cose insieme creano una crisi di civiltà, la legge che crea il reato di clandestinità, che nemmeno Bush è riuscito a varare, credo che siamo l’ unico paese occidentale ad avere questo abominio nella sua legislazione; così si crea una crisi di civiltà, verticale.
Lo stato democratico liberale stabilisce una differenza. Non siamo più tutti uguali. Ci sono persone che vengono perseguitate per quello che sono e non per quello che fanno. Io dico che la parola chiave è “relazione”, non solo come Latouche racconta in diverse lingue africane la parola povero sia sinonimo della parola solo.
La povertà è la solitudine.
L’etica della giustizia è fondata su questo. Ma relazione anche in un altro senso: noi abbiamo la possibilità di arginare questa drammatica e precipitosa crisi di civiltà con la connessione, ovvero con la capacità di parlarci tra diversi.
Io accolgo pienamente l’ invito di Francuccio, penso che abbiamo bisogno di coloro che hanno esperienza e studio e che si collocano da questo versante della crisi. Si mettano insieme, discutano, analizzino, progettino, ma che contemporaneamente le esperienze della società a loro volta (come per esempio, l’ esperienza di Bilanci di Giustizia è preziosissima, ha lanciato molte scintille di innovazione) saranno tanto più utili se saranno in grado di confrontarsi con altre esperienze e accetteranno di essere una parte.
Le risposte ai problemi si danno quando sono già mature. Noi da tempo lanciamo questa cosa che si chiama Democrazia a km0.
Leggo una frase della lettera invito che è uscita su CARTA, che dice: “a noi parrebbe utile che presidi, comitati territoriali, reti, associazioni, liste di cittadinanza si riconoscano e si sostengano tra loro nella loro pluralità e divengano più consapevoli di essere la sola alternativa, molto diffusa e per niente marginale, a poter ostacolare la politica della paura, degli affari e della distruzione ambientale. E proporre un’altra via ragionevole e ambiziosa: la società del buonvivere, dell’armonia tra uomo e natura, della democrazia di tutti e della convivialità delle differenze”.
Siete tutti invitati, e noi ci mettiamo a disposizione.
_Andrea Di Stefano, Valori
Prima di tutto dico che non sono d’accordo sulla “post economy” perché economia, che è un termine di derivazione greca: “casa e le regole che stanno alla base del suo governo”, non ha nulla a che vedere con l’ideologia del mercato.
Quindi più che post economy abbiamo bisogno di fare post mercato perché veniamo dalla affermazione ideologica che l’ economia fosse regolata esclusivamente dall’affermazione del mercato. Prendiamo atto che l’economia è un’altra cosa, e che si tratta della gestione dei beni comuni, e uno dei beni comuni fondamentali è la Terra su cui viviamo. Se non prendiamo atto di questo percorso, anche l’agire concreto rischia di essere troppo un’introspezione, una scelta personale.
Da questo punto di vista l’invito di Francuccio è molto importante.
Faccio degli esempi concreti: nei Bilanci molti di voi si confrontano col nodo dei rifiuti: “ sì, io faccio solo un sacchetto di rifiuti al mese, ma la tassa sui rifiuti mi fa spendere molto”.
Questa è una riflessione che si può tradurre in un’azione anche di natura politica, perché la gestione della cosa pubblica parte dalla capacità, nostra come cittadini, di capire la gestione del bene pubblico, quindi, per esempio, cominciare dai bilanci dei Comuni. Partendo dalle piccole realtà (ci stiamo lavorando con Valori e la Rete del Nuovo Municipio), imparare a leggere i bilanci comunali, per imparare a capire come si può agire sui bilanci comunali.
Le scelte possono essere indirizzate in un senso o nell’altro perché il territorio possa rispondere con gli strumenti dei beni pubblici a una domanda di vita diversa: quindi privilegiare certi consumi e penalizzarne altri, privilegiare certe attività economiche e penalizzarne altre, privilegiare certi stili di vita e penalizzarne altri.
Con un obiettivo politico nel senso buono del termine: amministrazione della polis, cioè del bene comune della città e della nostra vita come cittadini. Bisogna scardinare alcuni punti di riferimento ai quali siamo abituati.
Per capirsi, per me l’industria dell’auto (e non è una provocazione) va chiusa perché non c’è spazio nel nostro paese per continuare a tenere in vita l’attuale assetto di produzione automobilistica. Però se lo dico senza fare delle proposte alternative, è evidente che il sindacato dei lavoratori mi prende o come un provocatore o come un deficiente.
Fare proposte alternative vuol dire che bisogna proporre una conversione di parte dell’economia. Ma questo vuol dire avere le risorse per farlo. Queste risorse sono risorse pubbliche: bisogna essere capaci di dimostrare che le risorse pubbliche ci sono e potranno esserci in futuro anche cambiando profondamente alcune leve come quella della fiscalità. Se crediamo che il modello dell’auto è vuoto vuol dire che crediamo anche che bisogna puntare sulla mobilità collettiva, quindi sui trasporti pubblici e non è una chimera perché negli altri paesi c’è. Voi pensate solo che la rete metropolitana di Parigi è sei volte tutte le metropolitane che sono presenti sul territorio italiano, tutte quelle che sono oggi costruite, in esercizio in Italia. Sul tema della fiscalità io sono assolutamente convinto che uno degli obiettivi prioritari è spostare la fiscalità dal lavoro al consumo, perché il consumo dev’essere indirizzato nel senso della sostenibilità ambientale.
I dati economici e ambientali ci sono già: per internalizzare i costi che tutte le cose che facciamo producono. Ci sono dei costi esterni che oggi vengono subiti dalla collettività in termini di inquinamento ambientale, di rifiuti, di risanamento, di cambiamenti climatici ecc… Apriamo un dibattito su questo: se si può cambiare questo sistema.
Se si può per esempio prevedere che il nostro welfare, vada completamente ribaltato, perché abbiamo bisogno di fare come gli altri paesi cioè di avere un reddito minimo di cittadinanza per le persone che sono senza lavoro.
La storia, che ha prodotto la socialdemocrazia, che ha prodotto il movimento sindacale, ecc…non è che fosse sbagliata, era un modello, si cresceva e siccome si cresceva, aumentava la capacità di introiettare risorse per il bene pubblico e si distribuivano le risorse del bene pubblico attraverso il welfare. Quel sistema va completamente ribaltato, anche perché non c’è lo spazio. Non perché lo dice Padoa Schioppa ma dopo questa bolla finanziaria al massimo la crescita economica può essere zero. E non fatevi illudere dai rimbalzini del Pil che ci saranno, perché sono rimbalzini. Quando un Pil crolla del sei per cento se risale del due è rimasto comunque molto indietro rispetto a prima. Quindi vuol dire che siamo comunque a dei livelli economici molto più bassi e non risaliamo perché ci sono alcuni che devono cambiare completamente i consumi e perché una parte della ricchezza va redistribuita. Non ci sono alternative.
Bisogna sapere che quel sistema di tipo economico è cambiato e va cambiato anche il welfare conseguente. Eppure ci sono le esperienze sulla questione locale e globale. Le esperienze migliori sono partite e partono dal locale, i G.A.S. ci sono, i distretti di economia solidale ci sono, le reti di economia solidale stanno crescendo: le esperienze sono tante. Messe assieme con un contributo di analisi e di ricerca possono trasformarsi in proposte a cominciare dal locale. E possono dare degli spunti su temi di carattere globale cioè quali politiche economiche, quali politiche sociali, quali politiche fiscali. Noi ovviamente come testata siamo entusiasti di potere ospitare un dibattito come questo ma anche una riflessione, un’analisi e un approfondimento.
E l’ idea di cui abbiamo più bisogno è approfondire e gestire gli elementi economici non rifuggirne. Perché la sconfitta più grossa che come cittadini abbiamo subito è stata quella che siamo stati trasformati in consumatori e siamo stati convinti che il nostro diritto era quello di reclamare come consumatori il prezzo più basso grazie alla chimera della concorrenza tra soggetti privati. Tutto questo è accaduto perché non c’è stata la capacità come cittadini di padroneggiare gli elementi economici. Qualcuno già alla fine degli anni 70 aveva detto: “ Ma guardate che è una chimera la concorrenza pura perché non esisteranno mai sistemi economici dove la domanda e l’offerta s’incontrano raggiungendo il perfetto equilibrio perché chi offre è sempre più forte di chi acquista, ha molte più informazioni e molte più conoscenze e quindi non ci sarà mai un equilibrio”.
Se questa cosa fosse stata percepita non saremmo caduti in quella chimera e avremmo potuto rivendicare, scelte di politica economica che sono fondamentali per indirizzare. Chiudo e ne ricordo solo una che è una specie di fissazione ma non è una mia fissazione è un dato economico: la Germania, scegliendo di investire sulle rinnovabili, ha creato, 280 mila l’anno scorso e adesso sono 340 mila posti di lavoro. E’ il primo paese al mondo che ha installato il fotovoltaico. Non c’è da aggiungere altro perché potete bene immaginare quali irraggiamento solare ha la Germania e quale abbiamo noi.
_Pietro Raitano, Altreconomia
Sui contenuti, sui temi, siamo tutti d’accordo e sinceramente ho poco da dire, anzi è un po’ un paradosso, certe cose ce le raccontiamo, da molto tempo.
La vera novità è l’urgenza perché di questo si tratta in questo momento storico non c’è un senso di sviluppo positivo, per cui c’è una crisi e le cose devono andar bene per forza, può andare molto male, ma molto male davvero per cui magari tra qui a qualche anno non saremo qui a raccontarcela.
Francuccio ci chiede un passo ulteriore che per me è importante : non è banale, ci sta dicendo: “Va bene sappiamo che c’è un problema ambientale, un problema sociale e tutto quello che vogliamo,ma a un certo punto dobbiamo prenderci la responsabilità di inventarci un nuovo sistema,anche a partire dall’ economia.”
Dobbiamo immaginarcelo noi perché “loro” non sono in grado è questo il nodo su questo dobbiamo riflettere.
La mia domanda adesso è: è questo il mezzo? Di fronte alla crisi definitiva e clamorosa che stiamo vivendo dobbiamo prenderci la responsabilità di ripensare un nuovo sistema economico e di proporlo?
Questa è una domanda, a cui bisogna dare una risposta, qualcuno pensa di si, qualcuno dice no: i sistemi economici non si costruiscono a tavolino, si sviluppano, e quindi dobbiamo aspettare che un nuovo sistema si sviluppi..
La mia seconda domanda è se è il caso di mettersi tutti insieme, con la testa, accogliere la responsabilità di immaginarsi un sistema economico o un sistema alternativo, i ruoli sono questi?
Sono, come propone Francuccio, quelli di coagulare, cercare di fare i gruppi locali di elaborazione che poi si mettono insieme e che alla fine portino a quella che abbiamo chiamato una sintesi condivisa?
Anche questo credo che sia ancora una volta una domanda da fare, perché è ovvio che il rischio di flop: il fallimento è clamoroso. È facilmente immaginabile che da domani le persone rispondono all’appello arrivano le mail di 400 – 500 persone che rispondo a questo appello per qualche mese magari si porta avanti e dopo sparisce tutto.
Non possiamo fare finta di niente , non possiamo pensare che la gente non possa perdere.
Rischiamo ancora una volta di utilizzare male le nostre responsabilità, le nostre capacità di fronte all’urgenza.
Il secondo elemento forte è: a chi propongo il sistema alternativo? Lo proponiamo al nostro comune? Alla nostra famiglia? Alla provincia? Allo Stato? O al mondo?
Chiunque abbia fatto esperienza di un paese, così detto in via di sviluppo, sa perfettamente che certi argomenti che qui, anche in Italia sono anche abbastanza condivisi altrove non sono proponibili. Non andate a parlare di limitazione della crescita dell’economia.
Quindi attenzione, di cosa stiamo parlando?
Quella della Val di Susa, è un’altra cosa, non è la sindrome nimby, è una risposta a un attentato, c’è il tema della ribellione, della ribellione non violenta.
Certe volte certi passaggi sono molto più efficaci, se rispondono con molta passione a degli attentati.
Proprio perché abbiamo somma urgenza e il tempo che abbiamo è poco , mi chiedo se un progetto, così corretto, democratico, di partecipazione a gruppi non sia troppo lento.
Siamo qui tutti e tre perché Francuccio ci ha fatto una proposta, ha fatto un appello alle nostre testate.
Le nostre riviste, la mia ha il compito di raccontare l’alternativa, di proporla, di riportare le questioni, i ragionamenti, le attualità, i problemi. Di denunciare. Mi chiedo se sia il nostro ruolo di fare la regia di un processo del genere. È ovvio che io non ho nessun problema ad ospitare sulla nostra rivista l’appello di Francuccio e tutte le elaborazioni che a partire da questi materiali verranno fuori.
Ma mi chiedo se il nostro ruolo debba essere fare la regia di questo processo, ho l’impressione di no. Io credo che fare correttamente il nostro mestiere cioè fare informazione, e fare informazione indipendente, che noi consideriamo bene comune, è il nostro ruolo. Dobbiamo avere l’umiltà, di mostrare e non di “dimostrare”, di raccontare quello che accade.
Il nostro compito è di raccontare che sta accadendo perché è processo molto interessante Non credo che l’informazione se vuole rimanere tale debba poi fare proprio questo processo Dobbiamo fare bene il nostro mestiere, cioè raccontare quello che sta accadendo, nelle altre parti del mondo ma anche nel nostro mondo.
_Francuccio Gesualdi
Grazie a Gigi, Pietro e Andrea dei loro contributi. Cerco di reagire a quello che hanno detto.
Ci pare di intravedere che questa è la via, non ne vediamo altre.
La prima grande domanda: il cammino di riflessione è superfluo ?
Funziona il fare tutti insieme? Vorrei sottolineare che non è che il pensiero si sostituisce al fare, ma il pensiero sia aggiunge. Senza il pensiero il fare non va da nessuna parte.
È arrivato il momento di invertire direzione di marcia. Quello che io propongo non è una sostituzione ma un’aggiunta, un aggravio di lavoro.
Certo si tratta di valutare se questo lavoro aggiuntivo che io propongo è superfluo.
Seconda questione è il ruolo delle testate, il ruolo dell’informazione è fare informazione?
Dal mio punto di vista è una visione vecchia maniera, io concepisco il rapporto con le riviste, che sono le nostre riviste, noi abbiamo fondato AE. Noi sosteniamo AE, Carta, Valori e sentiamo che sono, da una parte la nostra fonte di informazione, ma dall’altro sono anche il nostro strumento per veicolare le idee che nascono dal basso.
Noi tutti siamo i costruttori delle nostre riviste. Secondo me le riviste oltre a porsi l’obiettivo dell’informare devono anche porsi l’obiettivo di essere degli animatori.
Io concepisco che hanno un compito che gli appartiene, quello di fare promozione politica. Allora sicuramente in fase iniziale io mi sento di rivendicare la loro collaborazione, perché fa parte del compito.
Poi certo una volta che la macchina è partita, si pone la domanda ma devo proprio fare la regia di accompagnamento? Beh, forse questo no.
Sono profondamente convinto che la gente deve essere padrona della propria vita, padrona del proprio futuro, è l’unica strada.
Noi dobbiamo stabilire come dobbiamo proseguire. Con il contributo di tutti possiamo creare qualche cosa di grande, che ci può sembrare perfino impossibile: realizzare ciò che ancora non è stato realizzato. Ne abbiamo bisogno.

_Giro d’Italia dei gruppi locali_
Bologna

La nostra Campagna è sempre stata un organismo complesso, non ha mai avuto una struttura centrale, ma si costituisce a partire dalle singole famiglie e, soprattutto, dai Gruppi Locali.
E ogni Gruppo è diverso dall’altro, questa è una nostra ricchezza.
Dobbiamo però condividere questa ricchezza, per questo è importante mantenere viva la rete tra di noi.
Quest’anno vogliamo partire alla scoperta dei Gruppi Locali con questo Giro d’Italia, per conoscere i Gruppi, come si trovano, cosa fanno. Per condividere le cose interessanti che succedono, per arricchirci di idee e rafforzare la nostra Campagna.
Cominciamo dal Gruppo di Bologna.

_Il gruppo di Bologna.
partecipanti: Giorgio e Giuseppina – Luca e Natascia – Luisa e Lorenzo – Francesca e Fabio – Geppo
costretti a partecipare: i piccoli Davide, Ettore, Irene, Giacomo, Silvia

La formula adottata dal gruppo è quella conviviale: ci si trova una domenica al mese alle 12 nelle varie case ospitanti, e si condivide il pranzo. Chiacchiere, amenità fino alle 15,30 circa, poi raccoglimento fra singole famiglie per un resoconto del bilancio mensile appena chiuso e condivisione dello stesso, obbiettivi in primis. A questo punto arriva Geppo e nel frattempo i bambini disturbano.
In genere si chiude sempre con una – o più – goodnews che può essere anche la segnalazione di una campagna meritevole di adesione e sostegno, o di un sito interessante da visitare e approfondire. A questo punto si slegano i bambini e, sono ormai le 18, ci si saluta.
In un anno contiamo circa 9 appuntamenti, che sono anche laboratori: accanto a quelli ‘storici’ come i saponi o la birra, quest’anno proveremo a dar vita anche al laboratorio di pizza macrobiotica e al laboratorio di autoproduzione di formaggi.

A seguire: resoconto dell’ultimo incontro – pubblicato anche sul sito – e programma di massima previsto per l’anno

_Bilanci di Giustizia – Gruppo Locale di Bologna
Domenica 4 ottobre il gruppo di Bologna si è incontrato a casa di Luca e Natascia; presenti Giorgio, Giuseppina, Luisa, Francesca, Geppo, Fabio, Luca e Natascia e i minori Irene, Giacomo, Silvia e Daniele. Dopo un pranzo dove si sono condivise le varie abilità culinarie ha preso forma la parte più riflessiva dell’incontro, sui suggerimenti (preziosi) della segreteria.
Ognuno ha quindi esposto il suo punto di vista sulla ‘provocazione’ di Gesualdi, all’incontro di Oropa. Sono emersi vari fattori: da una parte la sentita necessità di ‘fare qualcosa’ per cambiare il corso degli eventi, dall’altra le difficoltà di dialogo esistenti con le altre realtà-associazioni, che qualcuno di noi ha avuto l’occasione di sperimentare in altre esperienze. Inoltre, anche la difficoltà di immaginare/si situazioni operative nelle quali poter muoversi (ad esempio si vorrebbe avere una scuola diversa, ma come/cosa fare?). Al contempo, però, si è rilevato come di fatto la situazione stia già cambiando, anche se lentamente, e che attorno a noi ci sia già un terreno, un humus, dove idee “rivoluzionarie” di cambiamento prendono vita, spazi che magari 5 o 10 anni fa nessuno poteva nemmeno immaginare. Ci siamo quindi detti che inversioni di rotta di questo tipo necessitano di un tempo molto lungo e che, anche condividendo l’urgenza di Francuccio, noi si possa solamente ‘tener duro’ e testimoniare. La proposta che alla fine è scaturita è quella di concentrarsi di più sulla comunicazione magari utilizzando idee, situazioni, come ad esempio alcune campagne di sensibilizzazione già operative, già presenti sul territorio, facendole nostre, nel senso di abbracciarle e condividerle, e portandole avanti come ‘Gruppo dei Bilanci di Bologna’, provando a coinvolgere le realtà giovanili presenti sul nostro territorio (ad esempio portalasporta.it su Budrio e vari incontri fra diverse associazioni sul tema della legalità nel territorio di S. Giorgio di Piano). La consapevolezza di avere già molto da dire come Bilanci ci ha di sicuro spinto a riconsiderare il valore della comunicazione-contaminante all’esterno della nostra esperienza. Inoltre si pensava di fare condivisione del percorso di decrescita e di “liberazione” che le famiglie concretamente riescono a mettere in atto attraverso “il modo di vivere bilancista”. In pratica tenere sempre in primo piano come si sviluppa e si rafforza l’attitudine a consumare meno e a privilegiare i beni relazionali al posto di quelli materiali rappresentati dagli acquisti spesso futili che spesso nei comportamenti diffusi “compensano” la mancanza di tempo libero e di relazioni personali.

______22 novembre – incontro
DOVE: da Luisa e Lorenzo
dicembre birra a casa di Giuseppina e Giorgio
______24 gennaio 2010 – incontro
DOVE: Località LE CRETI DI BUDRIO
______28 febbraio 2010 – con laboratorio di pizza macrobiotica …..
DOVE: da Francesca e Fabio
______28 marzo 2010 – incontro
DOVE: da Giuseppina e Giorgio
______18 aprile 2010 – Laboratorio formagggio
DOVE: presso Azienda CASUMARO ……… seguiranno aggiornamenti a ridosso
______13 giugno 2010 – incontro
DOVE: da Natascia e Luca
______19 settembre 2009 – incontro
DOVE: da Luisa e Lorenzo

__La Pastorale degli Stili di Vita di Venezia ci segnala: _
SUONATE LE CAMPANE, I CORNI, I TAMBURI E I GONG
_______________PER 350 VOLTE_______PER UN GIUSTO CLIMA

 

Da tempo immemorabile, nelle culture di tutto il mondo, gli strumenti musicali come le campane e i tamburi, sono stati usati per chiamare la gente ai riti religiosi, sottolineare importanti momenti di culto, e invitare a comunicare con Dio ma anche per avvertire la popolazione di pericoli imminenti.

Domenica 13 dicembre
sarà il momento centrale dei negoziati al summit sul clima dell’ONU a Copenhagen.

Alle 15.00 ora locale, (che coincide con la nostra stessa ora n.d.t.) al termine di un’importante Celebrazione Ecumenica nella Cattedrale Luterana di Nostra Signora a Copenhagen, tutte le chiese di Danimarca suoneranno le campane, e i Cristiani di tutto il mondo sono invitati a fare eco suonando essi stessi le proprie campane, i tamburi, i gong e i corni per 350 volte.
L’idea è di creare una catena di rintocchi e di preghiere che si estendano su un lungo fuso orario che, partendo dalle Isole Fiji, nel Sud Pacifico – che è la prima regione in cui sorge il sole, dove gli effetti negativi del cambiamento climatico si fanno già sentire – fino all’Europa settentrionale, passando per tutto il mondo.
Perchè 350 volte?
350 ha a che fare con 350 parti per milione: questa è la soglia massima di sicurezza di CO2 nell’atmosfera, secondo molti scienziati, esperti di clima e i governi nazionali più progressisti.
Per tutta la storia umana fino a circa 200 anni fa, la nostra atmosfera conteneva 275 parti per milione di CO2, ma ora la concentrazione è di 390 parti per milione.
A meno che non si riesca nuovamente e rapidamente a ridurre i livelli di CO2 rischiamo di arrivare a un punto di non ritorno, con impatti irreversibili come lo scioglimento della calotta glaciale in Groenlandia e il rilascio di maggiori quantità di metano dallo scioglimento del permafrost.

Per ulteriori informazioni:
www.oikoumene.org/en/news/news-management/eng/a/article/1634/churches-to-ring-the-alar.html
http://www.veneziastilidivita.it/

_Stiamo lavorando per voi_

Nel mese di ottobre abbiamo:
.Preparata e spedita la Lettera Mensile di ottobre
..Risposto alle mail
…Organizzato e condotto l’Incontro Referenti
….Don Gianni ha partecipato ad un incontro del Gruppo Locale di Udine

 

Rubriche

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L’ultima messa alle Piagge di don Santoro: ecco il link del servizio che ha fatto Controradio www.controradio.it/popx.php?elemento=37262&banner=news