Marzo 2004

BILANCI DI GIUSTIZIA

 LETTERA DI INFORMAZIONE TRA GLI ADERENTI ALLA CAMPAGNA

N° 87 – MARZO 2004

INCONTRO ANNUALE: CAMBIO DI DATA!!!

Prendete nota della nuova data:

DAL 3 AL 5 SETTEMBRE

DAL 31 AGOSTO AL 2 SETTEMBRE “PROLOGO INFORMALE”

 

Dopo mesi di lavoro il GOING Trentino (Gruppo Organizzativo Incontro Nazionale bilanci di Giustizia) è finalmente riuscito a trovare una sede all’altezza dell’Incontro Nazionale, che si terrà dunque ufficialmente fra le bellissime montagne nordiche.

L’incontro si terrà in località Mendola, in valle di Non (quella delle Melinda…) dal 3 al 5 settembre.

Grossa novità di quest’anno sarà il pre-incontro nazionale, battezzato “Bilacanza a Mendolizia” che si terrà dal 31 agosto al 2 settembre, e sarà una tre giorni di gite e attività leggere per passare un po’ di tempo insieme in un posto bellissimo, permettendo così ai bilancisti che lo vorranno di allungare un po’ la permanenza in Trentino con un programma di iniziative su misura. Sicuramente verrà replicata la iniziativa “Pedali di Giustizia” e per  i bambini verranno organizzate attività bilanciste. Altra grande novità sarà il Grande Gioco Notturno organizzato per il sabato sera…tutto il resto alle prossime puntate!

INCONTRO REFERENTI DEL 27 MARZO

Sabato 27 marzo 2004 a Bologna dalle ore 10   alle  16.30

 presso le Suore Salesiane- via Jacopo della Quercia 5 – tel. 051-356977

Eccoci arrivati al nuovo appuntamento per i nostri impegnatissimi referenti locali che nell’ultimo incontro hanno dimostrato una forza e un’iniziativa senza pari. Perciò…rimboccatevi nuovamente le maniche!

A questo incontro Referenti, in via eccezionale, sono invitati anche i Promotori, con i quali condivideremo i lavori nella mattinata, mentre si avranno momenti di lavoro separati al pomeriggio.

  • Alla mattina Bruno Volpi di ACF ci parlerà di come il valore della condivisione sia diventato anche un tema economico per ACF. Tutti i bilancisti che hanno rapporti di vario tipo con l’associazione Comunità-Famiglie sono vivamente invitati a prendere parte all’incontro portando le loro esperienze e la specifica visione che solo un bilancista può avere delle proposte sulla finanza di ACF .
  • Al pomeriggio ci dedicheremo all’incontro annuale e alla proposta di nuovi gruppi tematici…con qualche novità!

Un gruppo locale preparerà per la giornata un momento di spiritualità e …come sempre il pranzo sarà condiviso con il contributo di tutti.

AVVIO DI NUOVI GRUPPI TEMATICI

 

Tra i temi che si intrecciano nei nostri gruppi o nella mailing list ce ne sono alcuni che sono particolarmente sentiti nella Campagna. Vorremmo aprire su questi temi dei Gruppi di Lavoro che partano dalla riflessione e approdino a produrre qualcosa che poi diventi patrimonio comune di tutti. Ogni gruppo avrà un “conduttore” che ne modererà la discussione in rete e sarà moralmente obbligato a riportare in lettera e all’incontro annuale i risultati del gruppo. All’incontro referenti del 27 marzo discuteremo le tematiche da approfondire

Vi proponiamo, per ben cominciare,  la presentazione del primo gruppo autoconvocato sulle Energie Alternative (già girata in mailing list).

 

AAA…cercasi per…

 

creazione di un gruppo tematico (ma organizzato per fare) sulle energie alternative. Lo scopo ultimo è quello di autoprodursi sistemi o impianti che permettono di essere il più possibile autonomi dal punto di vista energetico. Dove non è possibile l’autoproduzione acquisire informazioni utili a raggiungere lo scopo che ci siamo prefissati

FACCIAMO APPELLO A TUTTI GLI ELETTRICISTI/ELETTRONICI, IDRAULICI, INFORMATI DELL’ARGOMENTO E GENI INCOMPRESI DI ADERIRE A QUESTO GRUPPO DI LAVORO MANDANDO UNA MAIL A elena@lillinet.org dove verrà compilata la lista degli aderenti in seguito riportata sul sito dei Bilanci. Interessante la possibilità di essere supportati dal GLT della rete di Lilliput. Tutto il lavoro/materiale che ne deriverà troverà il suo naturale sbocco e luogo di discussione nell’incontro annuale in Settembre a Trento. Come referente del progetto si propone Francesco ma c’è bisogno di un coordinatore tecnico che si faccia carico degli aspetti progettuali e fattivi.

Come primo incontro con gli interessati potremmo fissare allo stand dei bilanci all’interno della mostra “Terra Futura” che si svolgerà a Firenze dal 1 al 4 Aprile 2004

 

FA’ LA COSA GIUSTA

 

A “Fa’ la cosa giusta!” del 13-14 marzo a Milano la partecipazione è stata stupefacente! L’attenzione ai temi della sostenibilità e della giustizia sta aumentando, forse ci stiamo avvicinando al momento in cui le scelte per un’economia di giustizia non sembreranno più belle utopie ma strade concrete da praticare!

Per capire come è andata riportiamo dal sito le impressioni di Luca e Samuela:

 

Andiamo per punti, parlando delle cose che ci hanno riguardato, delle cose che più ci hanno colpito, con qualche piccola aggiunta legata all’esperienza personale.

Innanzitutto, l’incontro “Famiglie e giustizia, strumenti per un cammino”, tenuto da Alberto Villella di Milano insieme a Bruno Volpi e Gianni Ghidini di “ACF – Associazione Comunità Famiglia”. Hanno partecipato circa 70 persone (bambino più, adulto meno…), decisamente incuriosite dall’abbinamento e dal racconto delle esperienze. Alberto ha delineato i tratti della campagna, i nostri percorsi e le nostra esperienze concrete. Ha parlato della scheda, delle piccole scelte, della storia della campagna, delle difficoltà, di come non siamo dei “mostri” e di come è impossibile pensare che non ci siano contraddizioni nelle nostre scelte. Un piccolo estratto, a nostro parere molto significativo, dell’intervento di Bruno Volpi: “Noi siamo partiti dalla base; siamo stati 8 anni in Africa, e quando siamo tornati non c’erano stili di vita alternativi, non se ne parlava neppure… ma noi stavamo male, non capivamo nulla, non ci stavamo in questa società… e così abbiamo deciso di fare qualcosa….”

Una piccola nota anche sull’esperienza personale: il qui scrivente, al termine dell’incontro, ha provato a gestire una ventina di minuti di gioco interattivo, basato su due concetti semplici semplici ma fondamentali, tempo e informazione (tempo da dedicare a se stessi, alle proprie scelte, e informazione per poterle fare liberamente), e basato sull’idea che non possediamo una conoscenza depositaria di soluzioni, ma esperienza concreta, ovvero sull’idea che siamo, possiamo essere, strumento “maieutico” delle esperienze e delle conoscenze di chi incontriamo. Il gioco non ha un titolo… diciamo che potrebbe essere “Buon giorno a tutti, senza premesse, senza risposte o pretesa di soluzioni… io sono un alieno che viene proiettato a Milano! E a Milano devo vivere…” (titolo un po’ lungo, eh). Devo dire, spero senza essere di parte, che sono rimasto molto soddisfatto della “risposta”: la gente, attraverso lo strumento ludico, ha tirato fuori proposte davvero alternative… quali mezzi di trasporto usare, quali utenze domestiche, il discorso acqua… caspita! Ci sono delle risorse enormi, è stato bellissimo vederle emergere! Ok, basta con l’autoreferenzialità… d’altronde è l’esperienza che ho visuuto più intensamente 😉

Rimaniamo però in ambito ludico: il banchetto in fiera. Relegato un po’ in un angolino, per la verità, ospiti del “Forum sul consumo critico di Milano” e senza striscioni identificativi, dobbiamo dire che non abbiamo avuto grossa difficoltà a farci notare. Complici (e qua viene l’aspetto ludico) il Bilagioco di Patrizio (innumerevoli copie vendute!) e l’ormai storica copertina del libro di Antonella (è proprio ora che esca quello nuovo, abbiamo già le prenotazioni!).

Tra le domande più frequenti (“Ma perchè si compila il bilancio?”, “Cosa significa usuale e spostato?”, “Ma come faccio a creare un gruppo?”, “Ma qual è la vostra storia?”, “Chi è la persona più vicina da contattare?”), dobbiamo assolutamente inserire anche le innumerevoli domande sui Gruppi di Acquisto Solidale (“Ma come faccio a creare un GAS?”, “Ma voi dove trovate i prodotti?”, “Ma facendo così non spendete di più?”), che a noi è sembrato espressione del fatto che le due realtà fossero state decisamente assimilate dagli avventori della fiera, sia nella forma sia nella sostanza.

Indubbiamente ha giocato molto anche la posizione: a fianco a noi, l’associazione “Mondolfiera”, aveva costruito una sorta di “percorso fra scaffali del supermercato”, con la possibilità di scegliere fra 5 prodotti diversi per tipologia (esempio: 4 marche di acqua + una caraffa del rubinetto, oppure 5 dentifrici diversi, etc). Una schedina sul retro degli scaffali, alla fine del percorso e quindi alla fine della spesa, rivelava le informazioni sui prodotti scelti dal consumatore, assegnando un “punteggio” per l’eticità del carrello di prodotti che si erano virtualmente “acquistati”. Questo, dicevamo, ha inciso non poco, dato che spesso ci siamo trovati di fronte alla difficoltà di spiegare la “differenza” (se così si può chiamare), a spiegare che la nostra non era solo una scelta di fronte al banco del supermercato, ma qualcosa di diverso, qualcosa che parte dal rivedere la complessità del poprio stile di vita… e a cercare di comunicare che le parole servono a ben poco…

Appuntamento all’anno prossimo!…

Luca e Samuela

 

P.S. un commento anche sulla scelta dell’Euro EcoAspromonte, la moneta usata come unità di scambio all’interno della fiera: è davvero difficile riuscire a superare le resistenze della gente all’utilizzo di una moneta diversa da quella tradizionale… ma tutto sommato l’esperienza è stata vissuta positivamente… “Posso pagare in EcoAspromonte o accettate solo gli euro?”… una domanda che è già una conquista!

Correzione e…scuse:

 Anselmo, di cui abbiamo riportato la riflessione sull’incontro referenti del 24 Gennaio sull’ultima lettera, è di Verona e non di Bergamo come abbiamo scritto.

 

 Ci sarà una volta

 Gli occhiali della pace

Dedicata a Edgar Lee Masters

per la poesia Diddold l’ottico

(in Antologia di Spoon River, 1914)

e a Fabrizio De André per la canzone

Un ottico, alla prima ispirata (nell’LP Non

Al denaro non all’amore né al cielo, 1971)

Il signor Zahn era un ottico straordinario, leggendario addirittura per i monti e le valli che circondavano Katerstadt, il paese di quattrocentotrentacinque anime più mezza (come scherzosamente usavano dire gli abitanti: la “mezza anima” era quella di Günther, il grullo, che poi come tutti sapevano grullo non lo era per nulla) dove abitava: dalla sua botteguccia, apparentemente così dimessa, buia, polverosa, uscivano non solo eccellenti occhiali, grazie ai quali tantissime persone avevano potuto risolvere problemi di vista i più diversi e, talvolta, misteriosi; ma anche veri e propri miracoli di scienza e fantasia, dispositivi e marchingegni, camere oscure e lanterne magiche, caleidoscopi e cannocchiali, specchi anamorfici e scatole catottriche, insomma cataste di gentili diavolerie fatte apposta per vedere il mondo in modi diversi e curiosi, se non addirittura per inventarlo daccapo.

Un giorno, mentre rassettava il suo banco da lavoro ed i suoi scaffali (ogni tre o quattro anni si sforzava di farlo), sentì bussare solennemente alla porta: strano, perché alla sua porta, sempre aperta, non si usava bussare. Si presentarono due distinti figuri che si annunciarono subito essere gli ambasciatori di due piccoli regni confinanti, distanti da Katerstadt “ben cinque giorni, cinque notti e una mattina fin quasi all’ora di pranzo, cavalcando di buona lena e con poche soste di necessità” – come disse uno di loro, magro e dinoccolato, con un che di saccente in viso, ma invero assai di buone maniere. Senza por tempo in mezzo, i due signori spiegarono il motivo della loro repentina visita in quel luogo: i due regni da cui erano piombati in casa del signor Zahn, denominati Regno di Sopra e Regno di Sotto erano in guerra da tempo immemorabile; ma non per modo di dire, veramente a memoria d’uomo non si sapeva quando, come e neppure perché il conflitto era cominciato; nemmeno gli archivi di entrambi i reami, pur ricchi di antiche e preziose pergamene, conservavano documenti in proposito. Sembrava quasi che la storia si fosse voluta dimenticare dell’origine della guerra così che nessuno avesse voglia di chiedersi se fosse il caso di continuarla, dato che – e questa era l’unica cosa certa – le popolazioni ne erano state ormai decimate. Già, perché se la memoria difettava alquanto in quegli sfortunati paesi, purtroppo non si poteva dire altrettanto della combattività degli abitanti: era sufficiente per ciascuno e ciascuna di essi trovarsi davanti a qualche dirimpettaio per scatenare un’irresistibile violenza, tanto che l’unico modo per evitare scontri e vittime era ormai quello di non uscire dalle mura dei rispettivi castelli. Soluzione che avrebbe portato comunque tutti alla rovina, comportando la paralisi dei commerci e della vita stessa.

Certo, i maghi di corte si erano scervellati a cercare una maniera per porre fine alla tragedia, domandando soccorso a tutte le loro arti: serrati nei laboratori, e comunicando tra loro grazie a piccioni viaggiatori per scambiarsi pareri e consigli, erano riusciti anche a mettere a punto una sofisticata pozione anti-aggressività (grazie alla quale i signori ambasciatori avevano potuto compiere indenni la loro missione); ma l’effetto dello specifico non durava che una manciata di ore, un giorno al massimo, mentre purtroppo richiedeva una lunga e difficile preparazione, e la perigliosa ricerca di rari ingredienti dispersi per leghe e leghe di boschi e foreste.

“La gloria dei suoi fantasmagorici strumenti ha ormai oltrepassato ogni confine”, proferì il dignitario magro. “Insomma” – ora era invece la voce del collega a parlare, timida e sottile – “noi si è pensato che forse Lei potrebbe mettere la sua sapienza e la sua inventiva al servizio della pace, tanto desiderata quanto vanamente inseguita dai nostri sventurati concittadini”.

Il signor Zahn era una persona molto modesta, per quanto ben al corrente della preziosità non comune dei frutti del suo lavoro: ma era anche una persona curiosa e tenace, non usa ad arretrare davanti a un cimento che chiamasse in gioco il suo sapere e la sua abilità. “Confezionerò per voi degli occhiali speciali, un paio per ogni abitante dei vostri due regni. Certo, non sarà lavoro da poco, ma sono certo che riuscirò a far tornare la serenità per le vostre contrade.”: con queste parole l’ottico congedò i due ambasciatori, che se ne andarono dopo mille cerimoniosi ringraziamenti con un angolo per la speranza finalmente aperto nei loro cuori affranti.

Dopo appena un mese il signor Zahn mandò a chiamare i dignitari: aveva già predisposto il prototipo di due paia di occhiali. “Grazie al mio archivio di specialissime sabbie d’ogni parte del mondo, ad un’attenta fusione e ad un’accuratissima molatura, ho costruito questi occhiali. Chiunque li indosserà vedrà trasformarsi immediatamente il più dolce e morbido dei paesaggi in un cumulo orribile di macerie e rovine. Con tale monito davanti alle pupille ogni suddito dei vostri regni non potrà non capire cosa vuol dire combattere i propri simili e, con essi, la stessa natura che tutti accoglie con lo stesso amore”. Con questo austero discorso il signor Zahn consegnò gli occhiali ai due ambasciatori, che ringraziarono, girarono i tacchi e precipitarono i loro destrieri ventre a terra sulla via del ritorno.

Ma, con grande sorpresa dell’ottico, essi non tardarono a ritornare con brutte notizie: l’esperimento con gli occhiali magici aveva purtroppo prodotto due nuovi martiri della guerra millenaria. Il signor Zahn, perplesso ma non domo, promise: “Lor signori si facciano vivi tra un altro mese, e porteranno a casa un modello senz’altro più efficacie”. E riprese, addirittura la notte stessa, a lavorare, progettando di smerigliare e arrotare i suoi cristalli in modo tale che mostrassero a chi li avrebbe usati corpi sfatti come dalla peggiore delle pestilenze. “Sfido chiunque, davanti a uno spettacolo siffatto, a non soggiacere alla memoria del flagello dei flagelli che dovunque ha agitato la sua falce, e alla pietà per i falciati”, pensò non appena ebbe provato su di sé gli effetti del primo paio di occhiali finito. Ma non ci fu niente da fare: nemmeno l’orrore delle piaghe e dei bubboni, delle pelli colanti ed ulcerate, riuscì a sopraffare l’indole bellicosa di coloro che sperimentarono il prodigio ottico, anche se ventura volle che per una volta non ci scappassero morti ma soltanto – si fa per dire – un bel po’ di ossa rotte. Questa la mesta novella riferita dagli ambasciatori.

Il signor Zahn, sempre più perplesso da quella che pareva una vera e propria malattia, e in cuor suo sempre meno convinto che gli incantesimi della luce potessero curarla, si riservò tuttavia di fare un ultimo tentativo. Disse ai dignitari di non ripartire e di trovare soggiorno presso la confortevole locanda di Katerstadt (il locandiere Stitz era suo caro amico, e non mancava mai di procurargli, se poteva, clienti), perché il nuovo ritrovato sarebbe stato pronto per la mattina dopo.

Quando, in seguito all’ennesima prova, gli ambasciatori di Regno di Sopra e Regno di Sotto si presentarono alla porta del signor Zahn trafelati e visibilmente euforici, per comunicargli con la voce rotta dall’affanno di moltiplicare quanto prima la mirabolante protesi – che, a quanto pare, stavolta aveva funzionato – egli non riuscì a trattenere un sorriso che diventò subito una fragorosa risata: dunque, bastava così poco per ridurre una guerra infinita alla volontà di far pace? “Gli esseri umani sono davvero stupidi”, pensò tra sé mentre assicurava ai committenti che avrebbe svolto il lavoro in breve tempo, “tanto stupidi e ingenui, quanto egoisti”. Già, perché gli occhiali miracolosi erano fatti in modo che chi li indossava incontrasse nei suoi simili sempre e non altri che sé stesso: erano semplici specchi!

 

Cesare – Cesenatico