Luglio – Agosto 2006

BILANCI DI GIUSTIZIA
LETTERA DI INFORMAZIONE TRA GLI ADERENTI ALLA CAMPAGNA
N° 110 – LUGLIO – AGOSTO 2006

CONTEMPLARE NELLE NAVATE DEL MONDO

di Raimon Panikkar

Grazie a Dio, abbiamo oggi tante macchine, gli elettrodomestici che ci aiutano a vivere più comodamente. Ma è più vita? Ho i miei dubbi, forse abbiamo perso il senso della vita, il senso-direzione, il senso-sensualità, il senso-contenuto, i sensi-direzioni.
La contemplazione ci fa scoprire il senso della vita: è la vita. Punto e basta.
Abbiamo ricoperto la vita di tante cose e pensiamo che vivere è pensare, è godere, è soffrire, è fare il bene.
Tutti questi sono accidenti e tante volte anche incidenti della vita nella vita. «Io sono venuto, dice Giovanni (10, 10), perché abbiano vita e vita infinita».
La contemplazione ci fa scoprire il senso della vita che e’ semplicemente la vita.
E la vita non è pensare, non è agire, la vita non è amare, la vita non è soffrire, la vita non è lodare, la vita non è sentire; tutte queste sono operazioni della vita, ma la vita è previa a tutte queste operazioni, e allora con la vita in sé vivente pensi, soffri, cammini, parli e fai tante cose.
Noi perdiamo il senso della vita ignuda (e questa per me sarebbe la chiave ermeneutica per capire in termini moderni la passione per la povertà di Francesco e Chiara), la nudità totale della vita che quando
non ha niente si trova dinanzi al rischio semplicemente di essere.

Noi, che sappiamo tante case e abbiamo tante macchine al nostro servizio, abbiamo dimenticato forse l’unica parola che è l’arte del vivere, non abbiamo ancora imparato a vivere. Senza la vita non si puo’ vivere ed è la vita, questo valore primordiale divino che noi abbiamo perso; perciò ci arrabbiamo e godiamo per tante cose che facciamo o che non possiamo fare. Ma sembra che l’esperienza ignuda della vita ci sia vietata. Siamo cosi indaffarati di tante buone cose che facciamo, che la realtà più profonda, più fondamentale, ma anche più elementare, come il respirare, segno di vita, di spiritualità, pare che ci sfugga. La contemplazione ci fa scoprire la pienezza della vita.

In una lettera ad Agnese di Praga, Chiara riproduce lo schema trinitario che da Platone alle Upanishad, da Ugo di San Vittore a Thomas Merton, dai monaci buddhisti dei primi secoli agli ultimi, hanno tutti, in una forma o un’altra, seguito. Lei ci parla di questi tre passi, – processi – per cui si arriva alla vera vita: o nobilissima regina; guarda, considera, contempla. Tre passi. In Chiara, m’immagino, riverberava, risuonava quell’inno cosmico cosi straordinario della liturgia latina della Trasfigurazione: non guardate in alto, ma guardate intorno a voi.
Spalancate gli occhi dappertutto e cercate in alto dappertutto, in alto.

Lo schema è lo stesso, da Platone in poi ci sono tre grandi momenti che noi forse in questo processo di voler accelerare tutto abbiamo dimenticato. Primo: guarda, ascolta, mira, senti, intuere: senza vita dei sensi, senza un rapporto più che fraterno con tutto il mondo materiale, senza aver superato l’alienazione che comincia dal nostro corpo e continua con il corpo dell’altro fino a tutto il resto del mando materiale, non si può avere una vita pienamente umana. Godere la sensualità piena per ritrovare questa dimensione tante volte menomata, meno apprezzata, caduta nell’oblio (o nell’adorazione) di tutto il mondo materiale, di tutta la vita dei sensi, di tutta la bellezza. Chi non è un innamorato della materia, chi non è sensibile alla bellezza che è sempre dei sensi, non potrà poi né estrapolare, né saltare, né fare qualsiasi altra cosa e tutto allora diventerà una specie di alienazione, di astrazione o di parole vuote. Mira, guarda, innamorati delle cose belle, dei fiori, di tutto; mira, guarda, intuere, o nobilissima regina, guarda intorno a te, non aver paura di niente. Senza l’intuizione, senza la cura della vita dei sensi, senza la nostra identificazione con tutto il mondo materiale, cominciando con il nostro corpo: io non ho un corpo, sono corpo. Sono tante altre cose, ma sono, siamo innanzitutto materia, terra. Il guaio dell’ecologia è cominciato qui. I maschi trattano le donne come un oggetto, tutti gli uomini trattiamo la terra come un oggetto. È un passo, ma soltanto il primo.

Considera la sensibilità, la bellezza. Avete mai pensato un po’ a questo passaggio straordinario: la difesa che fa Cristo di Maria di Magdala? Questo atto che è di una spiccata bellezza, femminilità e sessualità: il profumo, i capelli, i piedi, i baci. E la difesa di Cristo Gesù: «Lasciatela, ha compiuto una bella opera». Sulla giustizia, sui poveri, sul profumo si poteva anche discutere, ma sulla bellezza non si può discutere, lei è stata sensibile alla bellezza e facendo questo ha scoperto la vita. «Lasciatela, ha compiuto una bella opera».
Intuere, guarda, ma seguita Chiara, considera. Pensa. La funzione della mente, la responsabilità dell’intelletto: pensare è fare una specie di scorciatoia per conoscere l’altra faccia della realtà, oltre la realtà sensuale, la realtà materiale, vedere quest’altra faccia che non si vede con i sensi, che non si sente con la sensualità ma che sta la’ e si scopre con la mente e con l’intelletto. Guai a pensare che la scienza o il conoscere siano un lusso o un ostacolo alla vera e piena vita. Avere un’apertura al secondo occhio, l’occhio della mente, l’occhio dell’intelletto. Quello che è invisibile alla sensibilità, il primo occhio, si fa visibile al “considera”. Considerare è una delle parole più ambiziose che esistono, ma considerare vuol dire l’atto straordinario di mettere le stelle insieme; considerare, quello che non possono fare le mani, perché non ci arrivo, lo fa la mente, mettere tutte le stelle in una unità armonica di un universo divino. Considerare, mettere le stelle al loro posto, nella loro armonia; colui che considera, entra senza far troppo rumore nella realtà totale e considerando, cioè meditando, entra in armonia con essa, fa parte di essa e contribuisce al dinamismo di questa stessa realtà.

La responsabilità dell’intelletto: nessuno ci può rinunciare, come non possiamo rinunciare al corpo, non possiamo rinunciare alla mente dell’intelletto, non possiamo rinunciare a tutti i problemi. Considera, medita, pensa. E il secondo occhio che ci fa scoprire la faccia sempre invisibile della luna, ma che sappiamo che sta la’; che ci fa scoprire la faccia ugualmente invisibile dell’eternità, che non è altro che l’altra faccia della temporalità. L’eternità non viene dopo. Quelli che non sono capaci di scoprire la vita eterna nella temporalità, evidentemente non la possono scoprire dopo: senza questo secondo occhio della meditazione, non si può avere una vita umana.

Per me, una delle grandi scuole della meditazione è stato parecchie volte il metrò di New York, dopo le 10 di sera. Tutta una popolazione stanca morta della schiavitù del lavoro, torna a casa con la mente bianca; stanno la’, non pensano a niente, vivono, stanno la’. Stanno alcune ore religiosamente in piedi, meditando: lasciano che le cose tornino a loro in una forma spontanea e naturale. Non possiamo essere liberi se non pensiamo per conto proprio e non possiamo pensare se non lasciamo al pensiero quello spazio necessario per la digestione che è la meditazione.
Mira, considera, contempla. Soltanto quando il primo occhio e il secondo occhio sono aperti, si apre il terzo occhio della contemplazione, come dicono i buddhisti.

Senza i due primi la visione è sbagliata, ma senza il terzo non si vede chiaro, non si ha la terza dimensione. Viviamo ancora come in un film, uno dello schermo televisivo, se abbiamo soltanto i due occhi della mente e dei sensi; non abbiamo scoperto la terza dimensione chi ci dà propriamente la prospettiva esatta. Il reale è di tre dimensioni; la vita è di tre dimensioni. Senza il terzo «oculo» le cose non si vedono nella loro realtà, le cose non si scoprono nella loro vita. E allora cadiamo vittime o di un sensualismo aberrante o di un intellettualismo inumano. Quindi non è che sia un lusso la contemplazione: è assolutamente necessaria per reggere la vita umana, per poter vedere le cose e per poter pensare la realtà. Un pensiero solo distrugge la cosa pensata, un contatto meramente sensuale con la realtà la soffoca, ma ugualmente una specializzazione della contemplazione che può fare a meno e del pensiero e dei sensi diventa angelica, cioè non umana, e sbagliata, cioè, eretica.
Quello che si sente, quello che si pensa, quello che si contempla: il terzo occhio. E cosa vede il terzo occhio?

La contemplazione è quella che ci fa realmente vivere, e che si fa senza uno sforzo immediato. Ha bisogno di una preparazione, evidentemente, bisogna passare per il guarda, e per il medita, ma la contemplazione non ha un oggetto fisso. Questa sarebbe la meditazione. Si fanno le cose senza sforzo, perché il motore è la vita, o con altre parole, l’amore. Perciò quando si contempla non c’è bisogno di un premio, di un qualcosa che venga dato “dopo” perché hai fatto molto bene, non c’è bisogno di considerare la vita come una gara in cui alcuni ci arrivano e altri no; non c’è bisogno di un consumismo spirituale o di una competitività ascetica. La contemplazione è quella che ci fa entrare in contatto diretto con tutta la realtà. È allora che il soggetto non sparisce. C’è un’estasi costante perché questa separazione letale tra oggetto e soggetto non c’è più. Ama il tuo prossimo come te stesso, non come un altro tizio al quale tu devi fare tutte le cose che vorresti per te. Se tu non scopri questo “te stesso”, nell’altro, evidentemente non sei arrivato alla contemplazione perché sei ancora nella dicotomia, nel dualismo di uno e l’altro. Allora l’unica cosa che possiamo fare e’ considerare i diritti dell’altro e altre cose per ragioni pragmatiche, pratiche,politiche che vanno molto bene, ma che entrano in una gara intellettuale, economica, politica e spirituale. Il contemplativo non ha paura di perdere niente, non ha la tentazione di fare il bene; come se dovesse giustificare la propria vita per il molto bene che fa; è un fuoco interno, è la vita eterna, è la vita infinita. Questo è quel vedere l’invisibile che diceva Paolo, «capendo l’incomprensibile», il terzo occhio che si apre soltanto insieme agli altri due. Così si supera il mondo delle cose, il mondo delle idee e non si fa di Dio il grande fantasma di quasi tutta la filosofia e teologia occidentale. La contemplazione ci porta a essere, ed “essere” – qui sono nella più grande tradizione sia orientale che occidentale – è un altro nome di Dio. E Dio, per ritornare all’esempio di Chiara, si è manifestato, rivelato nella faccia di Cristo. La contemplazione ti fa essere, o come lei dice, ti porta alla divinizzazione. Colloca i tuoi occhi, colloca la tua anima, colloca il tuo cuore, i tre momenti: i sensi, la mente, la contemplazione. E allora si è trasformati interamente per mezzo della contemplazione. Chiara si trasforma nell’immagine della divinità di Lui. Tutti noi sappiamo, almeno quelli che credono nella Trinità, che l’immagine è esattamente uguale al modello. Divinizzati. La contemplazione porta a essere. Essere è un verbo, essere è Dio.

La contemplazione è eminentemente attiva, “agisce” ma con una attività che non è frutto d’un pensiero, che non è frutto di un piacere che mi attrae, ma che è frutto di una pienezza che viene da dentro ed è frutto dell’amore. Quindi la contemplazione non è nemmeno la sintesi tra la teoria e la pratica, è quella esperienza anteriore, previa alla dicotomia prassi e teoria. La contemplazione non è soltanto guardare il mondo delle idee, non è guardare con l’occhio interno, è molto di più: è trasformazione, «trasformati», dice Chiara, «divinizzati». In che cosa? In quello che tu realmente, fondamentalmente, “sei”: essere, e l’essere è atto, e l’atto è attività, e l’attività e l’agire di ciascuno di noi la’ dove noi siamo. E qui il circolo diventa un circolo vitale: la contemplazione non è contraria alla prassi, non è in opposizione teoria-pratica; la teoria, la contemplazione porta a realizzare in me e attraverso di me quello che si deve fare, perché l’essere è atto. Quindi la contemplazione porta alla trasformazione propria e di tutto ciò che è intorno, perciò la contemplazione ha intrinsecamente una dimensione politica, sociale, mondana nelle navate del mondo.

La contemplazione non è un racchiudersi per un’altra vita, è un trasformarsi per trasformare tutta la realtà La nostra trasformazione in Cristo, il Cristo totale che non è soltanto quello del crocifisso, ma è quello della risurrezione, dell’Eucarestia. La risurrezione non è soltanto quella di Cristo Gesù, ma è la vocazione di ognuno di noi. Se non siamo capaci di mostrare la nostra risurrezione non c’è contemplazione, non c’è trasformazione, siamo ancora nella vita “mezzo morti”. La risurrezione è nostra, e ci da’ l’umiltà necessaria (non voglio il premio, il riguardo, l’ambizione, la vanità, il sorriso dell’altro, il grande successo), per buttarci la’ dove dobbiamo stare e fare quello che trasformandoci noi, trasforma anche la realtà.

Dobbiamo essere sufficientemente svegli per renderci conto che dopo quarant’anni la gente si è resa conto che il sistema non andava e bisognava fare riforme; le riforme non vanno più. La deformazione, cioè la violenza, il distruggere per distruggere (pensando che così si inizierà una cosa nuova), non va. La trasformazione, la metamorfosi non può essere frutto del pensare che tutto va pianificato, ma deve scaturire da un fondo molto più profondo in ognuno di noi. Soltanto un contemplativo oggi ha la forza di intraprendere questa trasformazione radicale, politica, economica, sociale, ecc., di cui il mondo ha bisogno oggi, dopo seimila anni di esperienza storica, dopo seimila anni di patriarcalismo, di guerre, di sfruttamenti, di religioni al servizio dello status quo. Penso che è arrivato il momento di cominciare senza violenza ad avere la visione di cui già disse Paolo: «Una nuova creatura, in Cristo una nuova creazione, in Cristo una novità costante di tutte le cose». Ma soltanto un contemplativo può farlo, un contemplativo che però è passato per le due fasi dell’intelletto e della sensualità. Non è sciamanismo, dove le cose si trasformano per magia. E tutta un’altra cosa.

L’azione che scaturisce dalla contemplazione non è un’azione premeditata, è un’altra cosa. La contemplazione è la sincerità assoluta, e allora uno si rende conto che prima di dire una parola (e ogni parola che non è un sacramento e una bugia), egli non deve essere l’autore di questa parola, ma deve averla ascoltata: «tutto quello che il Padre dice, io dico». La rivoluzione, parola che a me non piace, bisogna che sia radicale, è una cosa che comincia da noi, è molto di più, è trasformazione. Quindi la contemplazione non è soltanto la vocazione dell’uomo, è l’unica speranza anche di questa realtà sociologica, umana, ecologica. “Contemplare nelle navate del mondo” vuol dire precisamente due cose: poter sostenere i pilastri, le colonne di questo mondo e, quando ce ne fosse bisogno, come Sansone, farle crollare, senza aver paura.
C’è un termometro della contemplazione. Ogni volta che il Risorto è apparso ai discepoli ha detto due cose: prima “pace”, che vuol dire silenzio, vuol dire non aspettare troppo, vuol dire essere gioioso e contento con se stesso e con gli altri; vuol dire irradiare un’armonia che se dentro c’è, si comunica. E poi aggiunge: non aver paura.

Il termometro della contemplazione è quest’ultimo: non aver paura. Paura del domani, paura di che sarà per mio figlio, paura del mondo che va a rotoli, paura del mio lavoro… paura. Se hai paura di checchesia, la contemplazione è sfuggita. E la paura non è frutto del pensiero, della volontà. Se noi abbiamo paura dell’inferno, paura di non riuscire, paura di tante cose, no! Pace e poi non aver paura. E la contemplazione è la grande rivoluzione cristiana. E i farisei e le prostitute, e i ricchi e gli epuloni e i poveri, tutti sono chiamati alla contemplazione, non c’è discriminazione. Per arrivare a questa terza tappa ognuno deve riempire fino in fondo, come una canna, la propria sensibilità e intelligenza e poi lasciarsi fare. Qui Chiara torna a essere un modello: il trasformare trasformandoci, trasformare quella parte della realtà che ci è stata affidata. Contemplare dunque nelle navate del mondo è la nostra gioia, e il nostro compito.

Adattamento da “L’utopia di Francesco si è fatta … Chiara”
Edizioni Cittadella

BILATREKKING

Come sempre è tornando a casa che ci si rende veramente conto di quanto sono stati belli i giorni che sono passati. E a questo punto non puoi far altro che ripensare ai momenti più belli e a quelli che magari sono stati più faticosi, ma proprio per questo più soddisfacenti.
L’appuntamento era giovedì mattina, alla stazione di Rovereto, e dopo varie peripezie e un’oretta di ritardo ci siamo trovati in cima al passo Pordoi, pronti, o quasi, per affrontare quattro giorni in alta montagna.
Il primo pezzo ha stroncato un po’ tutti, ma con molte soste e salendo lentamente siamo riusciti ad arrivare al rifugio, il Kostner, a 2500 metri di altezza.
Abbiamo fatto appena in tempo a riposarci un po’ che, dopo cena, Michele ci ha riportato fuori, questa volta semplicemente seduti su di un sasso ad ammirare il panorama, e a parlare delle nostre impressioni. Poi, chi prima, chi poco dopo, ce ne siamo andati a letto, per svegliarci la mattina dopo ad un’ora indecente, ma si sa, la montagna va vissuta di mattina.
Il secondo giorno abbiamo fatto una ferrata di media difficoltà, che ci ha portato in cima al Piz de Lac, ma soprattutto che ci ha provocato tantissime emozioni, dalla curiosità iniziale, alla paura nei punti più difficili, dalla sensazione di non farcela alla sicurezza di avercela fatta, nonostante la fatica, fino alla soddisfazione e all’emozione di trovarsi così in alto, sopra i 3000 metri, e vedere tutto intorno solo montagne.
Ma soprattutto la cosa più bella è la fiducia che ognuno ha negli altri, e le situazioni di difficoltà, e la disponibilità ad aiutare, fino al punto che, Emanuele, che era il nostro esperto, per tornare indietro ad aiutare una ragazza che era in difficoltà ne ha lasciate tre, ben attaccate in un punto sicuro, a giocare a briscola.
Tornati “giù” al rifugio, dopo qualche tentativo di far volare l’aquilone, nonostante la stanchezza di tutti, dopo esserci riposati, siamo stati tutti, o quasi, per tentare l’arrampicata in palestra di roccia.
Per concludere questa giornata Cesarino Fava, un vecchio alpinista ci ha raccontato la sua vita, piena di avventure e di difficoltà. Ci ha colpito molto, soprattutto per la sua tenacia, e per il fatto che, nonostante avesse perso i piedi, ha continuato a scalare.
Il terzo giorno ci siamo divisi in due gruppi, uno che faceva una ferrata difficile, l’altro una facile ed un sentiero. Ci siamo poi ritrovati tutti insieme in cima, ma abbiamo dovuto far veloce a tornare giù, perché stava arrivando un temporale, così il pomeriggio restante l’abbiamo passato al rifugio, parlando del più e del meno, e conoscendoci meglio. La sera abbiamo raccontato tutti le nostre impressioni sui giorni passati insieme, e sono state tutte molto positive, segno della buona riuscita, anche per quest’anno, del trekking.
L’ultimo giorno è stato quello più malinconico, ovviamente. Siamo scesi abbastanza presto, per poter andare a scalare in un altro posto, alle 5 torri. Siamo arrivati là a mezzogiorno, perciò siamo potuti stare lì solo tre ore, perché alle tre e mezzo ci siamo salutati, con una certa tristezza, e siamo ripartiti, per affrontare un lungo rientro.

Camilla – Firenze

ULTISSIME NOTIZIE
per
INCONTRO ANNUALE

Ciao a tutti! ci avviciniamo all’incontro e ci sembra opportuno darvi alcune informazioni aggiuntive.

Per chi non pernotterà alla Turimar ma in campeggio: tenete presente che i campeggi sono “relativamente” vicini; vi consigliamo di venire con le biciclette perché la passeggiata a piedi è un po’ lunghetta. Nel caso voleste prenotare vi indichiamo alcuni indirizzi di campeggi nei dintorni:
– Camping “I due delfini” 0585/869741
– Camping Casone 0585/869201
– Camping Italia è un po’ più lontano (collegato a Turimar- in questo caso telefonando chiedete di Mirco e ditegli che siete del gruppo che starà alla turimar) 0585/780055

Ovviamente anche chi sceglie il campeggio deve iscriversi all’Incontro Annuale e versare la relativa quota.

Per coloro che hanno bambini 0-3 anni: i letti alla Turimar non hanno le sponde e quindi, per i bimbi che rischiano di cadere dal letto, è opportuno portarsi una sponda di quelle che si infilano sotto il materasso oppure il lettino da campeggio.
Inoltre vi comunichiamo che quest’anno abbiamo intenzione di allestire uno spazio per i bambini piccoli che sarà gestito a turno dalle mamme.
Giovedì sera faremo l’incontro per organizzare la gestione dei bimbi 0-3 anni.
Noi abbiamo trovato lo spazio ma…. per i giochi contiamo sulla vostra disponibilità a portarne qualcuno da casa da condividere con gli altri. Al termine dei tre giorni naturalmente vi saranno restituiti (non è detto che saranno esattamente nello stesso stato in cui erano all’arrivo!!).
Contiamo sulla vostra fantasia per creare uno spazio accogliente e piacevole anche per i più piccoli.

Per l’Incontro Annuale ci sono ancora posti disponibili: AFFRETTATEVI!!!!!!

Per raggiungere l’Ostello Turimar con i mezzi pubblici: dalla stazione ferroviaria di Massa prendere un autobus in direzione Piazza Betti (è la piazza principale di Marina di Massa, frequenze ogni 12 minuti circa). Da lì all’Ostello è circa un kilometro. Come autobus c’è la linea 63 con orari: 8, 9.47, 14, 16, 17.45, 18.05 , 19.32 .
Chi avesse necessità di un passaggio ce lo segnali in Segreteria (a Mestre) entro il 22 agosto e organizzeremo un servizio navetta.
Per il momento è tutto.

Buone vacanze a tutti!! E arrivederci a Marina di Massa

PROGRAMMA
INCONTRO ANNUALE

Giovedì 24
ore 14-17 Arrivi
ore 17 Accoglienza: il tempo per conoscersi e ritrovarsi!
ore 19.30 Cena
ore 21 Gioco di accoglienza

Venerdì 25
ore 7.30 Yoga in pineta
ore 8 Colazione
ore 9 Plenaria: introduzione a questo Incontro Annuale
ore 9.15 Conversazione con don Achille Rossi “Dall’Ecosofia un modo nuovo per vedere Economia e Politica”
ore 10.30 Lavori di gruppo
ore 12.30 Pranzo
ore 15 Laboratori
ore 17.15 Prentazione del prof. Manara e proiezione video: “L’arte di vivere”
ore 18.30 Lavori di gruppo
ore 19.30 Cena
ore 21 Ecco a voi i Gruppi dei Bilanci!!! E Serata per i bimbi

Sabato 26
ore7.30 Yoga in pineta
ore 8 Colazione
ore 9.30 Proiezione video: “Il sorriso del saggio”
ore 10.30 Lavori di gruppo
ore 12.30 Pranzo
ore 15 Laboratori
ore 17.15 Proiezione video: “La nuova innocenza”
ore 18.30 Lavori di gruppo
ore 19.30 Cena
ore 21 FESTA

Domenica 27
ore 7.30 Yoga in pineta
ore 8 Colazione
ore 9.15 Lavori di gruppo conclusivi
ore 10.30 Plenaria: risultati lavori di gruppo, Rapporto 2005, presentazione lavoro bambini, conclusioni
ore 13 Pranzo

LABORATORI
INCONTRO ANNUALE

  • Dalla friggitrice al serbatoio, ovvero l’auto ad olio vegetale
    Pochi sanno della possibilità di far funzionare un motore diesel ad olio vegetale puro (da non confondersi con il Biodiesel !), quasi nessuno sa come fare ciò senza provocare danni al propulsore. Durante il laboratorio verranno spiegati i vantaggi a livello ecologico, le basi teoriche e quelle pratiche per trasformare la vostra auto diesel in una vettura ecologica. Saràanche possibile vedere e farsi un giro con la “friggimobile” del relatore. (Luca – Monaco)
  • Esperienze sul metodo di condivisione (Luca – Bologna)
  • Spiritualità nel quotidiano (don Gianni)
  • Coloriamo la stoffa (Simonetta – Bergamo)
  • La Saggezza (Luca – Quarrata)
  • Autoproduzione Seitan e Tofu (Graziella – Val D’Illasi)
  • Prepariamo la caciotta (Mauro – Sesto Fiorentino)
  • Il Gruppo Energia presenta e racconta il lavoro fatto sull’Energia (Gruppo Energia)
  • Approfondiamo la figura di Raimon Panikkar (Fulvio Manara)
  • Piada e Piadina (Gruppo Rimini1)
    Laboratorio per grandi e piccini: impasteremo, stenderemo, cucineremo e mangeremo la piada, pane azzimo romagnolo
  • Autoproduzione di Feltro con lane autoctone (Annalisa)
    Produrre il feltro a partire dalla lana. Materiale che ogni partecipante deve portare con sé: 1 mq di pluriball (plastica da imballaggi, quella con le bolle), sapone di marsiglia, 4 mollette da bucato, 1 bricco da 1 litro per l’acqua, 1 asciugamano e 2 strofinacci, forbici che tagliano bene, aghi e fili da ricamo in vari formati e colori. Massimo 10 partecipanti. Solo il sabato
  • Dall’olio…al sapone (Annalisa)
    Materiale che ogni partecipante deve portare con sé: 1 bottiglina da 1/2 litro, una coperta (o un maglione) per tenere al caldo il sapone. Massimo 8 partecipanti. Solo il sabato
  • Tempo lavoro e solidarietà – Verso la costruzione di un nuovo paradigma socio-economico e culturale (Paolo Coluccia)
    Come organizzare e dare senso al proprio tempo, al proprio lavoro e alla propria vita con l’utilizzo di un semplice… pezzo di carta!
    Tempo – il tempo non è denaro, ma è l’essenza fondamentale della nostra vita. Lavoro – non liberi dal lavoro, ma liberi di lavorare e liberi nel lavoro. Solidarietà – essere solidali con gli altri non significa essere buoni, caritatevoli o filantropi, ma estinguere un debito (don Milani). Solidarietà è soprattutto reciprocità.
    Sperimentazione e pratiche d’acquisizione concettuale della collaborazione solidale con la costruzione di un sistema di scambio reciproco di tempo (mediante trasferimento indiretto di beni, servizi e saperi).
    Materiale da portare: un blocco notes adesivo, qualche foglio di carta da riciclare, qualche penna o matita, stick di colla, un pennarello. Il laboratorio prevede uno svolgimento di quattro ore e verrà diviso in due incontri: venerdì e sabato.
  • Falegnameria degli gnomi. (Gino – Aosta)
    Un laboratorio di falegnameria per bambini dai 3 anni in su. I bambini potranno sperimentarsi a costruire oggetti e giocattoli secondo la loro fantasia. Gli attrezzi che useranno sono modificati per essere usati manualmente. Per motivi di sicurezza si consiglia di indossare scarpe chiuse e deve essere assicurata la presenza di adulti accompagnatori con un rapporto 1 a 3. All’inizio verranno fornite delle informazioni sulla sicurezza. Massimo 24 bambini

PANIKKAR in ITALIA
CONVEGNO a CITTA’ DI CASTELLO

Raimon Panikkar sarà in Italia il 9-10 settembre 2006 per partecipare al convegno: “Il problema dell’altro – dallo scontro al dialogo tra le culture”
“Negli ultimi decenni migrazioni e guerre ci hanno posto drammaticamente in contatto con l’altro, l’incontro fa emergere le differenze e mette alla prova le identità personali e collettive.
Può scattare la tentazione di distruggere l’altro o di neutralizzarlo trovandogli un posto all’interno della nostra visione del mondo. Però nessuna cultura ce la fa da sola ad affrontare le sfide terribili che la modernità ci propone. C’è però un modo alternativo di affrontare le diversità radicali, che consiste nell’ascoltare l’altro e lasciarsi fecondare da lui.
Il convegno è condotto da Achille Rossi, interverranno Raimon Panikkar, Massimo Cacciari, K. Fouad Allam, J. Léonard Touadi.
Per informazioni:
l’altrapagina signora Stefania 3395656850 tel. e fax 075-8558115 solo nelle ore 9-12 . email: segreteria@altrapagina.it