Giugno 2006

BILANCI DI GIUSTIZIA
LETTERA DI INFORMAZIONE TRA GLI ADERENTI ALLA CAMPAGNA
N° 109 – GIUGNO 2006

ECONOMIA COME MITO

In tal modo l’economia si è identificata con la realtà: non c’è altro al di fuori di essa.
Quando affermo che esercita un ruolo mitico, voglio dire che il funzionamento del sistema è diventato un mito in senso proprio.
Non si dovrebbe confondere il mito, come avviene spesso nel linguaggio corrente, con il racconto mitico o con una stagione superata dell’umanità.
Il mito è ciò che crediamo senza nemmeno esserne coscienti, è quella specie di utero che definisce per noi i confini della realtà.
In questo orizzonte noi collochiamo le cose e possiamo conoscerle.
L’uomo legge la realtà sempre all’interno di un mito.
In altri termini il mito è come la luce: fa vedere ma diventa esso stesso invisibile.
Quando perciò l’economia si identifica con questo orizzonte non è più visibile.
È ciò che sta accadendo oggi al sistema dominante: non lo si vede più (come mito naturalmente, perché per tutti gli altri aspetti è fin troppo visibile.
Naturalmente sono gli estranei, quelli che provengono da un diverso orizzonte culturale, a scoprire il mito in cui viviamo.
Come spiega bene Panikkar con una immagine calzante, le differenti culture del mondo sono come altrettante persone che si affacciano dal vano di una finestra: sono capaci di vedere il vano da cui parla l’interlocutore dall’altra parte della strada, ma non il loro perché lo hanno alle spalle.
Sembrerebbe assurdo, o quantomeno strano, che si debba produrre più di quanto serve.
La ragione non è di carattere economico, ma ha a che fare col mito: solo se produci entri nell’ambito del reale e sei riconosciuto come persona significativa.
E ancora: la necessità di lavorare tante ore ogni giorno non dipende unicamente dall’obbligo di incrementare la produttività, ma dal fatto che il lavoro è l’atto di partecipazione al reale. Essere interni al mito significa considerare questi fatti come naturali, perché la realtà è così e non si può fare altro che accettarla. La forza del mito consiste nel definire i limiti del reale.
Il nostro mito ci è sempre nascosto, sono coloro che vivono in un orizzonte diverso a svelarcelo.
Il mito definisce l’orizzonte di realtà e per chi crede che tutto il reale sia racchiuso dentro un determinato orizzonte, non c’è alternativa. È la sindrome Tina: there is no alternative.
In conclusione, quando il sistema economico dominante assume un ruolo mitico i suoi effetti diventano micidiali

Tratto da “Il mito del mercato” di Achille Rossi,
Citta Aperta edizioni

INCONTRO REFERENTI e PROMOTORI DEL 10 GIUGNO 2006

Il 10 giugno a Bologna ci siamo trovati con: Lucina di Pordenone, Maddalena di Udine, Flora di Quarrata, Mirco di Oleggio, Serenella di Venezia, Giovanna di Bergamo, Giuseppe di Villasanta, Stefano di Rimini, Anna e Mario della Val d’Illasi, don Gianni e Caterina
Abbiamo iniziato l’incontro con un percorso di memoria storica di tutta la Compagna dalla sua nascita ad oggi, in particolare ricordando come sono nati e poi sviluppati i temi annuali; tutto questo per riprendere e riappropriarci del “filo” della Campagna e per cercare di capire come muoverci in futuro. Ci siamo resi conto di come, sia la scelta che lo sviluppo successivo di ciascun tema, hanno avuto storie, esigenze, bisogni, stimoli…. diversi di anno in anno.

IL primo tema è stato L’AQUA, che ci ha coinvolto nel 2001-2002. Era appena partito il Comitato sul contratto dell’acqua, alcuni gruppi ci stavano già lavorando, abbiamo capito che stava diventando uno dei maggiori problemi per tutto il mondo.
I Gruppi, stimolati dall’argomento, hanno sviluppato alcune azioni concrete, oggi consuetudini per tutti, che hanno portato poi anche a modificare la scheda annuale per la rilevazioni dei dati relativi all’acqua.
È stata creata una mostra sull’acqua, un CD, forse ancora poco conosciuti e sottoutilizzati dai gruppi.

Nel 2003 ci siamo chiesti cosa ne facciamo dei nostri risparmi e quindi che rapporto abbiamo con il denaro. Il denaro e la FINANZA ETICA sono stati i temi che ci hanno accompagnato nel 2003-2004. I Referenti hanno fatto due seminari ed un incontro con esperti e persone che lavorano nel settore. Il tema è stato molto sentito dai Gruppi e qualcuno ancora oggi ci sta lavorando. Anche in questo caso sono derivati dei cambiamenti e “spostamenti” nei nostri stili di vita e nella scheda annuale che si è arricchita di nuovi spunti alla luce delle nuove esigenze di monitoraggio.

Il 2005-2006 sono gli anni dell’ENERGIA; nato dalla campagna “Stop Esso” lanciata dai Bilanci e Greenpeace, questo tema è sorto all’incontro della Mendola dalla conversazione di Pallante. I Gruppi hanno riflettuto, e stanno ancora riflettendo, sia su possibili fonti alternative di energia, sia sul risparmio energetico, arrivando ancora una volta a modificare i propri consumi ed inserire i relativi dati sulla scheda annuale.
È stata anche elaborata una scheda specifica sui consumi dal gruppo di Bergamo, si è costituito un Gruppo di Lavoro interregionale ed è nata la prima cooperativa di lavoro legata ai Bilanci.

Fatto questo excursus storico, che ha richiesto una certa concentrazione e sforzo di memoria, ci siamo chiesti: Ma a che servono i temi annuali? Quali sono, o devono essere, gli obiettivi? Ciò soprattutto in prospettiva dei prossimi anni.
Ovviamente non abbiamo trovato una risposta, ma abbiamo riflettuto a voce alta.
Il tema annuale:

  • dovrebbe servire a continuare il cammino di giustizia.
  • dovrebbe contenere sempre delle proposte concrete per i gruppi
  • dovrebbe essere uno stimolo per approfondimenti
  • dovrebbe essere legato al tema dell’incontro annuale
  • dovrebbe avere obiettivi sia politici (cioè di visibilità esterna) che interni e personali.

Abbiamo poi provato a fare delle proposte per il tema del prossimo anno, ne sono venuti fuori quattro:
1) la decrescita (felice)
2) la cura delle radici come comunità locale: i gruppi traggono nutrimento nelle e dalle loro comunità locali
3) ogni gruppo locale adotta una casa bilancista per provare a sperimentare interventi per il risparmio energetico
4) la decrescita del nostro reddito familiare

Chiederemo ai numerosi Referenti oggi assenti di esprimersi in tal senso o di proporre altri temi.

Distrutti dalla fatica, siamo andati a rifocillarci e il pomeriggio abbiamo fatto il punto sull’Incontro Nazionale.
Più o meno sono stati trovati i coordinatori che dovranno condurre i vari gruppi di lavoro. Sarebbe però BELLO e UTILE se venissero fuori altri candidati, anche per avere un po’ di riserve in caso di necessità. I coordinatori si troveranno il 24-25 giugno a Ca’ Fornaletti per un percorso formativo e preparatorio.
I LABORATORI scarseggiano, si SOLLECITA CALDAMENTE chiunque abbia voglia e idee a realizzare uno, di inviare quanto prima alla segreteria il nome di chi lo gestisce e il titolo. Possibilmente anche con una breve presentazione
Il 3 luglio ci sarà a Firenze una conferenza stampa presso la regione Toscana alla presenza dell’Assessore regionale Toschi, per presentare l’incontro. Oltre a don Gianni, saranno presenti alcuni fiorentini.
Rimane il problema dell’animazione per i bambini, ma bisogna sentire Barbara di Legnano, se ha novità dall’Arci.
Sarebbe opportuno inserire una pagina dei bilanci per pubblicizzare l’incontro nei siti “amici”.

COMUNICAZIONI VARIE

  • Un avviso da riportare ai Gruppi: sono disponibili in segreteria circa 800 copie del libro sui Bilanci di Antonella Valer e 2100 copie del libro “Per una società capace di futuro”

Si possono dare, anzi, vanno dati, chiedendo un contributo di un euro a copia.
A questo proposito si ritiene utile fare un inventario del materiale a disposizione dei gruppi e creare magazzini dislocati per rendere più agevole la distribuzione.

  • Il rapporto 2005 dovrebbe essere pronto per l’incontro. Rimane da decidere se lasciare lo stesso schema degli anni precedenti o se, sugli imput delle lettere di Luca Cremonini e del Gruppo di Bergamo, fare dei cambiamenti.

Sarebbe comunque opportuno inserire alcune parti del lavoro fatto dal Gruppo Energia. Così come cercare di darne massima visibilità all’esterno, magari attraverso una conferenza stampa da farsi sempre a Firenze dopo l’incontro per dare continuità alla cosa.
Si rimanda il tutto al gruppo di lavoro costituitosi ad hoc per elaborare il rapporto.

Dopo il consueto momento finale di condivisione, la giornata di lavoro si conclude ed i Referenti si incamminano, di corsa, sulle vie del ritorno.

<–!pagebreak–>

LABORATORI
INCONTRO ANNUALE

Ecco i laboratori iscritti fino a questo momento, aspettiamo altre proposte!!!!!!

  • Dalla friggitrice al serbatoio, ovvero l’auto ad olio vegetale
    Pochi sanno della possibilità di far funzionare un motore diesel ad olio vegetale puro (da non confondersi con il Biodiesel !), quasi nessuno sa come fare ciò senza provocare danni al propulsore. Durante il laboratorio verranno spiegati i vantaggi a livello ecologico, le basi teoriche e quelle pratiche per trasformare la vostra auto diesel in una vettura ecologica. Sarà anche possibile vedere e farsi un giro con la “friggimobile” del relatore. (Luca – Monaco)
  • Esperienze sul metodo di condivisione (Luca – Bologna)
  • Spiritualità nel quotidiano (don Gianni)
  • Coloriamo la stoffa (Simonetta – Bergamo)
  • La Saggezza (Luca – Quarrata)
  • Autoproduzione Seitan e Tofu (Graziella – Val D’Illasi)
  • Prepariamo la caciotta (Mauro – Sesto Fiorentino)
  • Il Gruppo Energia presenta e racconta il lavoro fatto sull’Energia (Gruppo Energia)

LE 6 R DELL’EDUCAZIONE

All’Incontro Referenti di Febbraio Lucina di Pordenone ci ha portato questa riflessione tratta dal laboratorio “Educazione alla Decrescita, alla Sobrietà, all’Essenzialità” condotto da Paola Cosolo Marangon (pedagogista del Centro Psicopedagogico per la Pace di Piacenza).
È piaciuta molto a tutti e abbiamo pensato di riproporla come spunto di riflessione.

Vorrei proporre una riflessione sulla logica delle 6 R, che deriva dalla Carta dei Consumi per un Nuovo Stile di Vita (redatta alla conferenza di Rio de Janeiro, 1992).
Le 6 R sono: Rivalutare, Ristrutturare, Ridistribuire, Ridurre, Riutilizzare, Riciclare.

Esse vengono tradizionalmente proposte in riferimento all’ambito economico-ambientale. Ma anche in educazione possiamo ripensare i modelli formativi proprio partendo da queste sei parole chiave.

Rivalutare il rapporto educatori-educati, individuando quali sono i paletti significativi per la creazione di un rapporto che sia veramente educativo. Quindi, rivalutare il concetto di educazione, non dimenticando che la parola “educare”, provenendo dal latino ex ducere, significa “tirare fuori dalla persona”.
Educare è “aiutare la persona ad aiutarsi”, come direbbe la Montessori.

Ristrutturare una capacità relazionale coerente. Una delle cose che più deve farci riflettere come educatori è la mancanza di coerenza nei messaggi che vengono dati ai bambini.
Si tratta allora di operare una sorta di ristrutturazione della capacità di dare norme.

Ridistribuire le responsabilità educative: è una delle cose che oggi mancano maggiormente. Nel periodo anteriore agli anni ‘70 ci trovavamo di fronte ad un mostro da combattere: l’autorità. Allora la coesione educativa era indiscussa: il maestro, i genitori, il prete, lo Stato, tutti erano d’accordo su ciò che era giusto o non giusto. Si trattava naturalmente di un metodo violento che è stato giustamente riconosciuto come tale.
In seguito, c’è stato, anche dal punto di vista educativo, il ribaltamento totale di questa concezione. L’autorità è stata negata completamente, senza pensare che occorreva almeno recuperare l’autorevolezza.
Una società fortemente normativa si è trasformata in una società molto fluida -dice Bauman- dove si creano delle regole a seconda delle emozioni e del desiderio che le persone hanno di farle rispettare.
Anche in ambito educativo si è cominciato dunque a porre il problema di come sia giusto operare. E’ un tema che si sta affrontando in modo sistematico soltanto negli ultimi 5-6 anni. Prima vigeva la logica del “fai un po’ come ti pare… sii libero”. Il grosso errore del mondo dell’educazione è stato confondere il concetto di “libero” con il concetto di “liberante”. Libero non significa: “faccio tutto quello che mi pare…”, significa piuttosto: “faccio qualche cosa che non leda la libertà dell’altro, ma che mi possa far crescere”. Dire a un bambino “fa’ in coscienza” (utilizzando tra l’altro una regola morale che non è mai corretto usare in educazione) significa mettere nel panico totale una persona che non ha ancora strutturata la propria strada. Non riuscire a dare delle norme, delle regole (si ha paura a parlare di regole perché richiamano sempre l’autorità) è un grosso problema. L’autorità come servizio è un valore che va rivalutato, con il significato di autorevolezza. L’adulto si prende cioè la responsabilità di guidare l’educato e di aiutarlo nella sua crescita, utilizzando delle norme chiare. In questa chiave torna indispensabile la ridistribuzione della responsabilità educativa: una famiglia che è troppo liberalizzante nei confronti del proprio figlio, non può pretendere che la scuola supplisca alle sue mancanze. La delega della responsabilità educativa alla scuola da parte dei genitori sta diventando troppo pesante: la scuola non può fare quello che fa la famiglia. […]

Ridurre le interferenze mediatiche. I soggetti educativi oggi sono la famiglia, la scuola, le attività sportive, ricreative, il mondo della Chiesa e la televisione, che non è un’agenzia educativa vera e propria, ma ha la stessa funzione, e, soprattutto, “passa molto tempo” con i bambini. Ridurre le interferenze mediatiche dovrebbe essere uno dei caposaldi dell’educazione nell’ottica della decrescita, e dunque della responsabilità. […]
Su un piano più generale l’influsso dei media conduce alla difficoltà di capire che viviamo in un mondo reale, non nel mondo dei real TV e delle soap opera. Esiste un “mondo fiction” che viene continuamente comparato all’oggi. I bambini hanno difficoltà ad essere sereni e felici perché non riescono a sovrapporre i due mondi.
Accade così che l’idea della famiglia che il bambino può sviluppare sia quella del Mulino Bianco. Il paragone con la propria esperienza quotidiana di famiglia evidentemente non regge e il bambino può pensare: “ma allora io non avrò mai una famiglia così…”
Il problema non riguarda solo i bambini, ma gli stessi genitori. Il bambino, infatti, si crea un’immagine idilliaca della propria famiglia. Ma anche la mamma si crea la stessa immagine, generando in se stessa un senso di frustrazione: “non sarò mai capace di dare a mio figlio la famiglia che si aspetta”.
Ci sono molti papà delusi perché il figlio maschio ha scelto di fare karate e non il calcio; delusi perché “potrebbe avere una strada aperta e invece…”

Riutilizzare. Anche in educazione esistono delle risorse che sembrano esauribili, mentre così non è. Una per tutte è la normatività. L’abbiamo cancellata, mentre dovremmo invece riutilizzarla. Possiamo provare a riutilizzare alcuni concetti (per esempio quelli così importanti racchiusi nella nostra Costituzione o alcuni capisaldi come l’idea di cittadinanza responsabile), per rivalutarli.
Chissà che alcune teorie dei nonni riutilizzate possano rivelarsi estremamente utili a livello educativo…

Riciclare: è uno dei temi forti per parlare di rotazione dei beni. Si tratta di un termine usato solo in un contesto ecologico-ambientale, mentre invece è applicabile ai comportamenti quotidiani generali. L’idea, per esempio, che i bambini possano riutilizzare le cose degli altri è per esempio presente in fenomeni come la costituzione di associazioni tra genitori per il riutilizzo delle cose per la prima infanzia. La Germania è molto avanti rispetto a noi in questo genere di iniziative; si tratta di provare a pensare che ci sono delle cose che non necessariamente devono essere acquistate, ma possono essere utilizzate e riutilizzate. Pertanto occorre mettersi nell’ottica della riutilizzazione sotto forma di educazione alla riutilizzazione.

NON TI SEI ANCORA ISCRITTO ALL’INCONTRO ANNUALE?

COSA ASPETTI?

TI SEI RESO CONTO DI COSA RISCHI DI PERDERE?