Relazione Dell’incontro Del 31 Luglio-Gruppo Di Rimini

Relazione Dell’incontro Del 31 Luglio-Gruppo Di Rimini

in memoria di Lanza Del Vasto

 

 

 

 

Domenica 31 luglio, in campagna, presso la casa di amici del gruppo Bilanci di Giustizia di Rimini, si è tenuto un incontro sulla figura di Lanza del Vasto (1901-1981), filosofo poeta e artista,  di famiglia nobile siciliana, vissuto a lungo in Francia, che Gandhi soprannominò  Shantidas, ovvero “Servitore di Pace”.

Avevamo chiesto all’amico padre Flavio Gianessi, sacerdote dei Frati Cappuccini di Bologna, di raccontarci la sua esperienza dell’ incontro con questo testimone della Nonviolenza e dell’ecumenismo, sapendo che in qualche modo aveva significato qualcosa di importante anche per le sue scelte. Per noi della Campagna Bilanci poteva essere l’opportunità per verificare i nostri percorsi, ripensare il rapporto con il lavoro, con il denaro, con modelli di vita che idealmente si condividono ma in pratica richiedono continui compromessi e un atteggiamento di critica permanente rispetto al consumo e all’abitare la terra, un vivere senza mai abbassare la guardia.

Nel 2011 ricorre un duplice anniversario per Giuseppe Giovanni Lanza del Vasto: 110 anni dalla nascita e trenta dalla morte.  Negli anni Settanta-Ottanta in Italia egli era abbastanza noto; in Italia apparvero in traduzione diversi libri, tra i quali ricordiamo Pellegrinaggio alle sorgenti (prima ed. 1943), Vinoba (1954), Introduzione alla vita interiore (1962), Che cos’è la non violenza (1965), Per evitare la fine del mondo (1971), L’arca aveva una vigna per vela (1978).Ora lo si conosce meno, soprattutto tra i più giovani. Ma Lanza del Vasto è una figura profetica per il nostro tempo che merita d’essere riscoperta.Dal rifiuto della violenza in ogni sua forma egli maturò la decisione di recarsi in India e conoscere Gandhi (1937-1938). Dopo vari pellegrinaggi si stabilì in Francia dove fondò le prime comunità rurali dell’Arca impostate sul modello degli ashram gandhiani.

Secondo questo modello era fondamentale raggiungere un punto di equilibrio tra il lavoro manuale e quello intellettuale. Lanza del Vasto era certamente un intellettuale, ma sosteneva la necessità di essere in grado di autoprodurre ciò che all’uomo è necessario per vivere. Condannava il lavoro alienante pensato e organizzato solo per produrre e guadagnare quanto non fosse indispensabile. Intervenne attivamente nella vita politica del suo tempo con azioni di resistenza e digiuni per denunciare le violenze della Francia in Algeria, per contrastare la scelta del nucleare, a sostegno dell’obiezione di coscienza… Partecipò anche a fianco di Danilo Dolci, a Partinico, alle iniziative contro la mafia.

Padre Flavio Gianessi, che in altre occasioni era intervenuto ai nostri incontri, sul tema del denaro, della povertà…, e al quale era stato chiesto di coordinare l’incontro, ha invitato l’amica Laura Lanza, nipote di Giuseppe Lanza Del Vasto per linea paterna. Ci è parsa una bella testimonianza, e qualcosa di più che un’occasione di lavoro per il nostro gruppo. Per tanto vorremmo rilanciarla.

Ha iniziato Laura ripercorrendo dapprima le tappe della biografia dello zio – chi fosse interessato può consultare anche il sito «www.arca-di-lanzadelvasto.it» -. Ha poi rievocato momenti di vita presso la Comunità dell’Arca, quando, tredicenne, si è recata in Francia, con la nonna, in vacanza presso la primissima comunità, consegnandoci impressioni nitide di una realtà laboriosa, costituita da famiglie che avevano ben chiara l’importanza del lavoro manuale, dell’autoproduzione, a partire dal cibo, al vestire…Ricordava ad esempio il lavoro all’arcolaio al quale erano intenti anche gli uomini, strumento mutuato presso gli ashram gandhiani. E un senso di pura gioia del vivere.

Durante la giornata piu’ volte suonava la campana, almeno un paio di volte la mattina e altrettanto nel pomeriggio: tutti si fermavano per un momento di raccoglimento, «le rappel», tuttora praticato nei vari gruppi e comunità dell’Arca presenti in molte parti del mondo: è un  richiamo all’attenzione, alla concentrazione, attraverso la corretta postura del corpo – una posizione ben eretta e al contempo non rigida – utile a ritrovare il proprio centro interiore nel piu’ profondo silenzio. Spesso, quando si verificavano momenti di tensione – capitava, a volte, specie tra le famiglie con figli a carico – dopo il rappel il motivo del contendere aveva perso corpo, le tensioni sfumavano e il dialogo era nuovamente possibile.

La nostra giornata è stata intercalata dalla lettura di alcune preghiere scritte da Lanza Del Vasto comunemente in uso presso le comunità. Riportiamo la preghiera del mattino e quella della sera (reperibili al sito sopra indicato) perché sono al tempo stesso preghiera aperta e poesia autentica. Preghiera aperta nel senso più profondamente ecumenico: ogni uomo può pronunciare queste parole e con queste parole sintonizzarsi con l’alto e il profondo unitamente a ogni altro uomo di ogni altra confessione religiosa. Poesia autentica per l’alto e il profondo, la bellezza e l’ampiezza delle invocazioni; per il respiro cui mette parte.

Anche padre Flavio conobbe Lanza Del Vasto, in Italia, ad Ontignano di  Fiesole, nei primi anni settanta, poco piu’ che ventenne, grazie al confratello Edoardo Maria Spessens, fiammingo, obiettore di coscienza ai tempi della seconda guerra mondiale, naturista e pellegrino, e a quel tempo, cinquantenne, già vedovo, novizio come lui. Fu Spessens a parlargli dei suoi contatti con Lanza Del Vasto suscitando nel giovane frate la voglia di conoscerlo. L’incontro tra padre Flavio Gianessi e Lanza del Vasto è stato raccontato dallo stesso padre Flavio su «Arca Notizie»  n. 4/2001 (distribuita ai presenti).

Anche padre Flavio sottolineava la postura di Lanza Del Vasto e  l’importanza dei due simboli dell’«albero e il fuoco»: l’albero che nel fuoco cede la sua luce, con sacrificio, aggiungendo che la verità non è un concetto astratto – Dio è garante della tua verità – e che, non è mai neutro il rapporto fra il fine e il mezzo per il conseguimento del fine stesso.

Parlando dell’esperienza comunitaria ci ricorda il vantaggio di un gruppo come il nostro, che pur vivendo ciascuno a casa propria e vedendosi solo una volta al mese, circa, ci consente tuttavia, con una certa elasticità, di contare sull’incontro, lo scambio di esperienze, il sostegno reciproco nella fedeltà a scelte che richiedono come un continuo rinnovo di una promessa, almeno a se stessi.

 

 

Preghiera del mattino

 

 

O Dio di verità

che uomini diversi chiamano con diversi nomi,

ma che sei l’Uno, l’Unico e il Medesimo,

che sei colui che è,

che sei in tutto ciò che è

e nell’unione di tutti quelli che si uniscono,

che sei nelle altezze e nell’abisso,

nell’infinito dei cieli e nell’ombra del cuore

come un piccolo seme.

Noi ti lodiamo, Signore, per quanto ci esaudisci,

perché questa preghiera è un esaudimento,

perché noi ci rivolgiamo insieme a te,

eleviamo il nostro volere, purifichiamo il nostro desiderio

e ci accordiamo.

E cos’altro potremo chiedere ancora se ciò è compiuto?

Sì, se non domandare che questo duri, o Eterno,

lungo il nostro giorno e la nostra notte,

se non d’amarti tanto da amare quelli che ti amano

e t’invocano come noi,

tanto da amare quelli che ti pregano e ti pensano diversamente,

tanto da volere il bene di quelli che ci vogliono del male,

tanto da volere il bene di quelli che ti rinnegano e ti ignorano,

il bene di ritornare a te.

Donaci l’intelligenza della tua legge, Signore,

il rispetto meravigliato e misericordioso di tutto ciò che vive,

l’amore senza rovesci d’odio,

la forza e la gioia della pace.

AMEN

 

 

 

 

La preghiera che si recita la sera attorno al fuoco

 

 

Preghiera del fuoco

 

 

Siamo tutti passanti e pellegrini.

Accendiamo dunque un fuoco all’incrocio, all’indirizzo dell’Eterno.

Chiudiamo il cerchio e facciamo un tempio nel vento.

Facciamo di questo luogo qualunque un tempio.

Perché il tempo è giunto di adorare in spirito e verità,

di rendere grazie in tutti i luoghi e in tutti i tempi.

Mettiamo un termine al tempo, un centro alle tenebre

esterne e rendiamoci presenti al presente.

Questo presente che abbiamo invano inseguito nelle nostre giornate,

perché era lontano da noi nel momento in cui era. Eccolo

davanti ai nostri occhi e nei nostri cuori, il presente.

Il fuoco è il presente che brucia e brilla, è il presente che prega.

Il fuoco è il sacrificio di ciò che brucia,

il calore di vita e la gioia degli occhi.

E’ la morte delle cose morte e il loro ritorno alla luce.

Fuoco di gioia! Sofferenza e gioia l’una nell’altra

L’amore è la gioia di soffrire.

Il fuoco è la vita e la morte l’una nell’altra,

l’apparenza che si consuma e la sostanza che appare.

Cantiamo gloria nella lingua del fuoco,

evidente e chiara a tutti gli uomini.

E voi, gente che passate sulla strada dei Quattro Venti,

entrate nel cerchio e dateci la mano.

Soffia su di noi, Signore,

perché la nostra preghiera salga in fiamma,

perché il nostro cuore di legno morto e di spine

e la sua breve e vacillante scintilla di vita

servano a nutrire un po’ la tua gloria.

AMEN

 

 

 

 

Tieniti dritto e sorridi

 

 

Tieniti dritto e sorridi

fallo in ogni tempo, all’ora del cattivo umore

come all’ora del buon umore,

davanti a quelli che ti piacciono

e a quelli che ti ripugnano

nell’agiatezza e nelle strettezze

nella miseria o l’opulenza.

La malattia o la salute,

tieniti dritto e sorridi

tra coloro che si precipitano,

coloro che si agitano nel vuoto

o si urtano gli uni agli altri

tieniti dritto e sorridi

tra coloro che si fanno largo a gomitate,

coloro che tendono le mani per prendere,

o che si arrampicano e si destreggiano,

tieniti dritto e sorridi

tra coloro che discutono,

e coloro che si ingiuriano,

coloro che stringono i pugni,

coloro che brandiscono le armi,

tieniti dritto e sorridi

nel giorno della collera

e dello sbandamento,

quando tutto crolla e brucia,

tu solo in piedi nel panico,

tieniti dritto e sorridi

di fronte ai giusti dalla nuca rigida,

i giudici dalle virtù taglienti,

gli importanti che si dimenano,

tieniti dritto e sorridi

sia che venga fatto il tuo elogio,

sia che ti si sputi in faccia,

tieniti dritto e sorridi

a casa con i tuoi,

tieniti dritto e sorridi,

di fronte alla tua amata,

tieniti dritto e sorridi.

Nei giochi e nelle danze,

tieniti dritto e sorridi.

Nella veglia e i digiuni,

tieniti dritto e sorridi

 

 

solo nell’alto silenzio,

tieniti dritto e sorridi

al limitare del grande viaggio,

anche se i tuoi occhi piangono,

tieniti dritto e sorridi.