Rimedi omeopatici: medicinali o no?

Per adeguarsi ad una direttiva europea, i rimedi omeopatici dovranno superare le stesse prove dei farmaci “ufficiali”. Anche se non sono considerati farmaci.

Fonte: Il corriere della sera del 31 dicembre 2005

Con l’applicazione in Italia della Direttiva europea vendita a rischio a partire dal 2008
Rimedi omeopatici via dagli scaffali? E i medici protestano


Non sarebbero farmaci, ma per essere autorizzati dovranno superare le prove dei farmaci. Per efficacia vengono considerati «caramelle», ma guai a venderli tra i dolciumi. Non rientrano nemmeno tra le erbe o gli integratori. Eppure non possono essere pubblicizzati, nè al pubblico nè a medici e farmacisti. E niente indicazioni, né posologia sulla confezione. Gli «incriminati» sono i rimedi omeopatici. Oltre il 20 per cento degli italiani ne fa uso, eppure nel nostro Paese da sempre non incontrano che ostacoli. Scientifici prima, legislativi poi.
Ma a chi fanno paura questi globulini di zucchero che secondo i più sono del tutto inefficaci? Ai farmacologi? Alle aziende farmaceutiche? Comunque sia, in Italia gli ostacoli ci sono e se ne annunciano di ulteriori con il prossimo decreto di recepimento della direttiva europea sull’omeopatia. In contrasto con la larga diffusione nel resto d’Europa (Francia, Germania, Gran Bretagna in testa) e tra le fasce medio-alte, anche a livello culturale, del nostro Paese.
«Eppure, lo stesso recepimento della Direttiva europea sul farmaco, previsto peri primi mesi dell’anno prossimo – dice Alessandro Pizzoccaro, presidente dell’Associazione importatori e produttori di rimedi omeopatici (Anipro) -, anziché essere uno strumento di armonizzazione delle normative europee sul medicinale omeopatico, sembra diventare in Italia un nuovo pretesto per penalizzare ulteriormente l’Omeopatia e accentuare la distanza del nostro Paese rispetto alle altre nazioni europee».
E il mondo politico? Continua Pizzoccaro: «Anziché tener conto delle reali esigenze dei cittadini, che non a caso in modo crescente si rivolgono alla medicina omeopatica (perchè efficace), i nostri politici sembrano essere fortemente condizionati dalla potente industria multinazionale del farmaco e dalla sua forte influenza sull’informazione».
Influenza di che tipo? «Basti pensare – risponde Pizzoccaro – alla recente campagna mediatica contro l’omeopatia partita da un articolo apparso su The Lancet dal valore scientifico più che discutibile e che è stato, a fine agosto, all’origine del parere richiesto al Consiglio superiore di Sanità. Peraltro la favola della non efficacia dei medicinali omeopatici è da tempo smentita da innumerevoli ricerche effettuate secondo i più rigrosi criteri… Ma non c’è peggior cieco di chi non vuol vedere».
Il Consiglio superiore di Sanità ha previsto lo stesso percorso dei farmaci «ufficiali» (allopatici) per i rimedi omeopatici, anche quelli già in vendita: così, dal 2008, rischiano tutti la bocciatura. Contrario il presidente dell’Ordine dei medici, Giuseppe Del Barone: moltissimi medici utilizzano l’omeopatia in maniera complementare con successo. Quanti? Secondo Omeoindustria, circa 8mila, tra cui molti medici di famiglia e pediatri. I consumatori, invece, sarebbero 11 milioni (Doxa, marzo 2005). Il paziente-tipo? Donna, con figli, di buona istruzione e residente nel Nord-Est.
Il mercato, infine: nel 2004 sono state vendute 22,6 milioni di confezioni, il 3% in più rispetto al 2003. Nel primo semestre del 2005 l’incremento è stato però dell’ 1 per cento. Più apprezzabili i risultati in termini di mercato a valore (considerando i prezzi al pubblico): +6% nel 2004, a quota 219 milioni di euro, e +3% nei primi sei mesi di quest’anno (112 milioni).
Mario Pappagallo